Supporti informatici per il recupero cognitivo di persone con Sindrome di Down
di Claudia Valentini
 
 
CONCLUSIONI

Pablo Neruda ha scritto: "Un popolo si riconosce civile quando e' capace di riconoscere, riflettere, dare diritti e permettere che i diritti siano rispettati per i piu' deboli".
E' importante che la scuola non sia l'unica responsabile dell'integrazione del soggetto disabile, ma una collaboratrice nei momenti della prima integrazione, della formazione professionale, del lavoro.
Ricorrendo ad interventi calibrati il piu' possibile mirati e specifici, si tentera' quindi di superare il divario esistente tra i termini del binomio normalita'-diversita': bisogna, nella cultura condivisa da ogni elemento della societa', pervenire al concetto di uguaglianza delle opportunita' per una fattiva e responsabile integrazione dei soggetti in situazione di handicap/svantaggio: quale migliore occasione, se non quella di sfruttare appieno cio' che l'informatica ci offre e cio' che la tecnologia produce?
Molti soggetti in situazione di handicap presentano patologie lievi o ritardi piu' severi, che comportano lentissimi processi di acquisizione delle capacita' di base nelle diverse aree formative: comunicazione, logica, socializzazione; e' certamente arduo capire qual e' la funzione che in ciascun soggetto assolve il compito di compensare il potenziale leso, specialmente quando si tratta di insufficienze mentali o di grave ritardo nello sviluppo cognitivo, considerando quadri molto complessi di lesioni e disfunzioni: l'accurata osservazione del soggetto, l'analisi dei suoi bisogni e tensioni, l'ascolto sistematico dei suoi messaggi che esprimono, a volte con canali inusuali, il desiderio di dire e di fare da se' o il bisogno di imparare con le proprie modalita', consentono ad un'attenta analisi di selezionare le strumentazioni ed il software che possono essere utilizzati adeguatamente.
Disabili, eterni assistiti o persone con diritto al lavoro ed all'autonomia? Si stanno cercando strade diverse per l'integrazione lavorativa tra cui il tirocinio di lavoro, gratuito o supportato dagli enti locali tramite borse di lavoro: attualmente l'unica strategia e' quella della perenne ripetenza perche' certamente la scuola offre un ambiente per l'integrazione che la piu' ampia societa' non sa o non puo' dare. C'e' bisogno quindi di raccordi tra il mondo scolastico e l'extrascuola, con la realta' locale, gli enti, le aziende.
Numerosi ed altamente positivi sono esempi di inserimento lavorativo nei laboratori protetti, nei laboratori artigianali non sottoposti ai vincoli della legge per gli invalidi, nelle aziende che potrebbero ricevere incentivi regionali, statali, europei. Collaborando tra scuola, famiglie e realta' economiche locali si potrebbe risolvere il problema dell'inserimento lavorativo e della troppo onerosa strada dell'assistenzialismo.
Stabilito che ogni ente locale e' responsabile per quel che gli compete, in base alla legislazione vigente, bisogna necessariamente raccordare tutte le iniziative per il reperimento e per spesa dei fondi finalizzati all'inserimento lavorativo dei soggetti abili al lavoro benche' in situazione di handicap: esiste la strada della cooperazione, della chiamata nominale, ma tutte queste necessitano di un preventivo orientamento, una formazione mirata, l'aiuto sul lavoro, sia esso dipendente o autonomo, lo sviluppo di una mentalita' dell'accoglienza e del sinergico sviluppo di tutte le risorse, siano esse umane o economiche, secondo un percorso che potrebbe essere schematizzato in

METTERSI IN SINERGIA
INVENTARE RISORSE
LAVORARE PER PROGETTI

L'inserimento lavorativo dei soggetti in situazione di handicap e' un fenomeno complesso che va ad innestarsi in una societa' complessa, bisogna quindi creare coordinamenti e trovare un'area di mediazione, per poter sperimentare e realizzare tutti i progetti che altrove hanno gia' ottenuto ottimi risultati: laboratori protetti, borse di lavoro, orientamento.
Nell'ottica dell'alfabetizzazione culturale e dello sviluppo di strategie metacognitive, fondamenti dell'integrazione, infine, si potrebbe ridefinire la funzione delle tecnologie informatiche, che diventerebbero efficace strumento di "cambiamenti strutturali" nell'alunno in situazione di handicap-svantaggio: un aiuto in piu' per scoprire strategie di comprensione di particolari comportamenti o di singole abilita' e adottare un atteggiamento realistico e positivo nei confronti delle potenzialita' cognitive e di apprendimento, al fine di dominare e di agevolare l'accesso alla cultura, che potremmo considerare come una dimensione cruciale nel conseguimento di una effettiva integrazione dei soggetti handicappati.
In altre parole bisognerebbe programmare interventi didattici, che sfruttino tutte le tecnologie oggi a disposizione, volti alla formazione dell'abilita' dell'autonomia, che potrebbe essere considerata come il filo conduttore della continuita' tra i diversi ordini di scuola e con l'extrascuola, per educare alla gestione diretta del proprio metodo di studio e di risoluzione dei problemi ad ogni livello, attivando la motivazione, promuovendo la capacita' di gestione delle decisioni e delle azioni. Si potrebbe quindi in conclusione affermare che la via dell'integrazione conduce alla vera finalita' della scuola, quella di orientare il soggetto disabile nell'apprendimento piu' difficile: la vita.

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