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Tesi di Laurea in Lingue e Letterature
Straniere
Università degli Studi dell'Aquila
AA 1992-1993
  
INTRODUZIONE
  
Il presente lavoro si articola in due
sezioni, una teorica ed una più specifica di ricerca sul territorio,
che trattano l'argomento del bilinguismo precoce e l'insegnamento della
lingua italiana come lingua straniera con particolare riferimento alle
scuole elementari del comune dell'Aquila.
Lo spunto iniziale di lavoro è stato motivato dall'interesse verso i
fenomeni linguistici legati al massiccio afflusso di cittadini stranieri,
soprattutto extracomunitari, in Italia, dalla metà in poi degli anni
ottanta; in seguito l'attività di ricerca ha assunto caratteri più specifici,
focalizzati prevalentemente sulle problematiche sociolinguistiche e
glottodidattiche presenti a livello locale.
Un primo studio degli aspetti relativi al bilinguismo con l'italiano
ha messo in luce l'esistenza di uno stato di bilinguismo con diglossia
diffuso su tutto il territorio nazionale. Localmente, soprattutto nelle
zone di confine e in territori colonizzati da comunità straniere, sono
presenti comunità storicamente bilingui o plurilingui e minoranze linguistiche
alloglotte che prevedono l'uso della lingua italiana come lingua seconda.
In tutta Italia sono compresenti situazioni che vedono l'uso della lingua
italiana come lingua straniera: è il caso degli stranieri in Italia,
dei bilingui di ritorno, degli emigrati di seconda o terza generazione.
Si consideri che i bambini stranieri, i bilingui di ritorno, i "bilingui
isolati" in Italia, presentano dinamiche sociolinguistiche, derivanti
dal livello culturale sociale ed economico delle famiglie, che ricadono
necessariamente nel processo di insegnamento-apprendimento intenzionale
della lingua italiana nella scuola dell'obbligo. Tali dinamiche determinano
aspettative e bisogni formativi differenziati, inoltre incidono in modo
divergente sull'interesse per la lingua e cultura italiana e sulla valorizzazione
della lingua e cultura di origine.
Le strutture scolastiche nazionali sono attualmente investite da una
fase di profondo rinnovamento pedagogico e didattico, parallelamente
le vicende politiche, sociali ed economiche rendono indispensabile l'ampliamento
della partecipazione ai problemi della convivenza internazionale e della
comprensione di culture-altre al fine di realizzare una reale integrazione
delle molteplici forme culturali e u na nuova coscienza etico-linguistica
su scala nazionale.
In Italia la lingua ufficiale dell'insegnamento è solo l'italiano, si
privilegia cioè la diffusione di uno strumento di comunicazione di portata
nazionale: l'intervento linguistico riguardo alle problematiche del
bilinguismo precoce e dell'istruzione degli stranieri in Italia si presenta
oggettivamente difficile e non appare risolvibile con gli strumenti
attualmente a disposizione delle istituzioni scolastiche. Inoltre l'educazione
linguistica dei bambini stranieri nella scuola italiana rappresenta
un problema di non facile soluzione data l'eterogeneità delle situazioni
sociolinguistiche del famiglie di appartenenza.
Esistono infatti sia vere e proprie comunità fortemente aggregate a
livello etnico-linguistico, sia gradi di estremo isolamento della famiglia
e/o di individui singoli, ma anche situazioni intermedie che contribuiscono
a rendere il quadro più articolato e mutevole. Rispetto a fenomeni così
complessi, le strategie di intervento educativo richiesto, necessitano
di una elaborazione in sede locale sulla base della conoscenza puntuale
delle situazioni, dell'analisi dei bisogni e della ricognizione delle
risorse disponibili.
Ho sentito quindi l'esigenza di analizzare più profondamente le implicazioni
sociolinguistiche e didattiche dei fenomeni presenti sul territorio,
di confrontare la mia esperienza di insegnamento, mediata dall'attività
di ricerca teorica e dalla più approfondita conoscenza dei fenomeni
sociolinguistici e glottodidattici, con quella di altre colleghe. Come
me, numerose insegnanti hanno affrontato ed ancora affrontano nelle
loro classi, le problematiche dell'intercultura, alcune spesso si trovano
ad operare con la complessità di classi differenziate non solo sotto
il profilo sociologico, ma anche sotto l'aspetto linguistico.
E' nata così la seconda sezione di questo lavoro di tesi, basata sulla
ricerca sul campo e sulla convinzione che nella scuola la reale integrazione
di culture diverse e compresenti sullo stesso territorio, nasce dalla
conoscenza e dalla puntuale riflessione sulle problematiche coinvolte.
Riallacciandomi alle esperienze personali e alle tendenze sociolinguistiche
e glottodidattiche attuali, ho approntato una ricerca conoscitiva della
situazione dell'insegnamento dell'italiano a bilingui precoci nel primo
grado della scuola dell'obbligo nel comune di L'Aquila. La ricerca ha
inteso in primo luogo censire il più fedelmente possibile, in base ai
dati forniti dalle Direzioni Didattiche, la popolazione scolastica interessata
nei fenomeni sociolinguistici e glottodidattici connessi con l'italiano
come lingua straniera. Per quel che concerne ogni singolo alunno, si
è inteso accertare l'uso e l'interazione dei diversi linguaggi in diverse
situazioni comunicative, il grado di sviluppo della competenza comunicativa
nella forma italiana parlata, la capacità di interagire a livello di
insegnamento-apprendimento mediante i vari linguaggi, l'esistenza o
meno di blocchi all'apprendimento sia linguistico che in altri campi
di esperienza, la probabile correlazione delle difficoltà ad acquisire
la lingua italiana con quelle di inserimento sociale e nella scuola.
Per quel che riguarda il versante degli insegnanti, si è inteso saggiare
le strategie adottate nell'affrontare le problematiche glottodidattiche
e sociolinguistiche degli alunni ed il livello di conoscenza dell'esistenza
di tali problematiche nel processo educativo. Anche nel comune dell'Aquila
l'insegnamento della lingua italiana come lingua di istruzione diversa
dalla madrelingua degli alunni stranieri, viene impartito in armonia
con la tendenza educativa che vede positivamente lo sviluppo di una
competenza bilingue, quale che sia l'equilibrio o la dominanza quantitativa
e funzionale tra i vari idiomi nel discente, nella famiglia, nella comunità.
Giova comunque tener presente che le difficoltà maggiori si manifestano
nel gestire, a livello didattico, le complesse interazioni con alunni
che vivono conflittualmente lo stile di insegnamento e l'atmosfera in
fermento della scuola italiana. La scuola e la ricerca glottodidattica
italiana sono infatti impegnate da alcuni anni in un dibattito intorno
all'educazione linguistica che ha prodotto importanti innovazioni in
campo didattico.
E' stata riconosciuta la centralità dell'educazione linguistica, il
che ha permesso di oltrepassare la concezione di una didattica organizzata
per discipline e di riformulare le finalità educative non più strumentali
e nozionali, ma formative, ponendo in evidenza la globalità del processo
educativo. Questo piano di riferimento generale, basato su assunti teorici
convalidati dalla ricerca psicolinguistica e glottodidattica più attuale
e generalmente condivisi produce, tuttavia, applicazioni didattiche
ancora inadeguate, poiché parziale e incompleta è ancora a tutt'oggi
l'elaborazione metodologica di queste problematiche prioritarie.
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