


RISULTATI DELLA RICERCA
Analisi dei dati sociolinguistici
Dati relativi ai soggetti appartenenti al gruppo



Il numero degli alunni oggetto dell'indagine che sono risultati rispondenti
ai requisiti stabiliti dalla ricerca, è di 21 unità:
tutti sono iscritti nelle scuole elementari del Comune dell'Aquila
ed hanno la lingua italiana come lingua non materna.
Di questi bambini, il 23,8% ha più di dieci anni, il rimanente
81% è in età adeguata all'ordine scolastico elementare,
e precisamente il 4,7% ha sei anni, il 14,4% ha sette anni, il 23,8%
ha l'età di otto anni, un altro 4,7% ha nove anni e ben il
28,6% ha dieci anni.
I maschi sono il 61%, le femmine sono il 39% dell'intero gruppo.
L'analisi dei dati riguardanti le aree geografiche d'origine, ci mostra
un quadro molto eterogeneo, caratterizzato da un ampio mosaico di
ambiti di provenienza: il 9,5% proviene da paesi Europei, tuttavia
da aree linguistiche differenti (4,7% dalla Gran Bretagna ed altrettanti
dalla Svizzera). Il 28,6% dei bambini proviene da paesi dell'Est europeo
e precisamente il 9,5% dalla Polonia, il 4,7% dalla Croazia ed altrettanti
dalla Macedonia infine il 9,5% dall'Albania.
Il numero maggiore di bambini proviene dall'Eritrea (23,7%) e dalla
Colombia (28,5%): la maggior parte di questi bambini è stata
adottata.
Solo il 4,7% proviene dal Brasile ed un altro 4,7% dalle Seychelles.
Differenziando ulteriormente la categoria della provenienza, notiamo
che il 47,6% dei bambini appartenenti al gruppo, è pervenuto
a L'Aquila mediante l'istituto dell'adozione internazionale.
Il 23,8% è stato definito "extracomunitario", cioè
portatore di istanze linguistiche, culturali e religiose molto distanti
da quelle del paese ospitante.
Il 14,3% appartiene ad una famiglia mista, il 9,5% è stato
definito semplicemente "straniero", non vi sono profughi.
Solo 1 bambino è migrante di ritorno: egli vive in una grande
frazione dell'Aquila, in un comprensorio che vede rilevante il fenomeno
del ritorno, sia di emigrati di seconda, che di terza generazione.
Nella nostra rilevazione questo bambino si presenta come un caso isolato,
tuttavia bisogna tener presente che, sia nelle immediate vicinanze
di L'Aquila, che, ed in modo più consistente, nella intera
provincia, il fenomeno del rientro dei migranti di ritorno è
piuttosto notevole.
Comunque la maggioranza di adottati rende il nostro gruppo alquanto
significativo per quel che riguarda le problematiche legate all'insegnamento
della lingua italiana come lingua straniera.
Come vedremo nelle sezioni di analisi dei dati linguistici, dei dati
relativi alle famiglie, questa massiccia presenza di bambini adottati,
comporta un innalzamento dei valori relativi al rendimento sia nell'acquisizione
della forma italiana parlata, che in quella scritta, che nelle voci
riguardanti lo status socioeconomico e culturale delle famiglie (le
famiglie devono avere dei precisi requisiti di stabilità e
di c.d. "benessere economico" per poter ricevere un bambino
in adozione).
Riguardo questa particolarità emersa in sede di analisi dei
dati statistici relativi al gruppo, bisogna notare che la maggioranza
dei soggetti appartenenti alla categoria "adottato", tende
ad essere naturalizzato, si adegua perciò alle tendenze culturali
e alla lingua dello stato ospite.
Questi bambini devono in ogni caso apprendere la lingua italiana e
farla diventare il proprio codice comunicativo privilegiato, poiché
essa è predominante nell'ambiente comunicativo ed educativo
sia della nuova famiglia di appartenenza che dell'ambiente scolastico
che extrascolastico. La lingua italiana, nel caso della maggior parte
degli adottati, deve diventare perciò una "seconda lingua
materna".
Ciò non accade, ad esempio, nel caso degli extracomunitari
e degli stranieri provenienti dall'Est europeo, per un duplice motivo:
benché spesso vista come un codice comunicativo dotato di prestigio
sociale, la lingua italiana rimane secondaria alla lingua materna,
sia nell'uso (ad esempio viene raramente usata nell'ambito familiare),
che come veicolo culturale e strumento di arricchimento personale,
inoltre motivi di carattere economico e sociale, che portano con loro
ampie implicazioni di ordine psicologico,confluiscono in varia misura
e gravità, fino a rendere molto difficile l'inserimento del
bambino straniero nel nuovo tessuto sociale.
Il 95,3% dei bambini appartenenti al gruppo esaminato, al momento
dell'arrivo in Italia, usava la lingua del paese di provenienza.
Tra questi bambini il solo il migrante di ritorno aveva già
usato l'italiano all'estero, più precisamente, era stato allievo
di corsi di lingua e cultura italiana in Svizzera.
Nonostante questa grande percentuale di madrelingua stranieri, l'81
% di essi aveva già usufruito dell'insegnamento della lingua
italiana nel contesto del paese nativo, solo il 14,4% aveva inoltre
ricevuto l'insegnamento di un'altra lingua straniera che non fosse
l'italiano.
La maggior parte dei bambini professa la religione cattolica, e precisamente
l'85,6%, mentre solo il 14,4% appartiene ad altre religioni, spesso
non confessionali, quali i Testimoni di Geova e i Bambini di Gesù,
nessuno è ateo.