Il Bilinguismo Precoce e L'Insegnamento della Lingua Italiana come Lingua Straniera
di Claudia Valentini
 
 

Tesi di Laurea in Lingue e Letterature Straniere
Università degli Studi dell'Aquila
AA 1992-1993

RISULTATI DELLA RICERCA
Analisi dei dati sociolinguistici
Dati relativi alle famiglie


Abbiamo visto che la composizione etnica degli alunni censiti è notevolmente varia, andiamo quindi ad analizzare un'altra fondamentale variabile considerata nella nostra indagine: la famiglia di appartenenza dei bambini che sono presenti nel nostro gruppo di rilevazione.
Per quanto concerne la tipologia della struttura familiare, si nota che il modello predominante è quello con più componenti, infatti tali famiglie sono il 73,3% del totale, contro il solo 26,7% di famiglie nucleari e nessuna situazione di abbandono. Un indice notevole della stabilità delle famiglie è l'assenza di gravi problematiche a livello di inserimento nel tessuto sociale dell'Aquila.
I padri sono per il 50% italiani, una maggiore percentuale è quella delle madri italiane, il 60%.
Bisogna tuttavia rilevare che ben il 40% dei nuclei familiari è adottivo, quindi appartenente già alla struttura socioeconomica dell'ambiente aquilano. Queste famiglie non sono pertanto apportatrici di nuove istanze culturali nell'ambito del territorio, bensì sono dotate delle stesse radici culturali che si tendono poi a trasmettere ai bambini stranieri accolti in seno ad esse.
Questa elevata percentuale di famiglie italiane implica un analogo ampio uso della lingua italiana nelle situazioni comunicative nell'ambito familiare, infatti ben il 42,8% dei bambini appartenenti al nostro gruppo parla italiano, il 14,4% inoltre parla dialetto, il rimanente 28,6%, che poi corrisponderebbe alle famiglie straniere presenti sul territorio, a casa, parla la lingua del paese di provenienza; nelle famiglie miste, la preferenza va alla lingua della madre (100%).
Analizzando più puntualmente i dati relativi ai genitori, osserviamo quindi che entrambi parlano per il 42,2% italiano, mentre, per quel che concerne l'uso di una lingua straniera europea, i dati si differenziano, abbiamo pertanto il 21% delle madri ed il 15,8% dei padri che parlano una lingua europea; il 21% sia di padri che di madri parla una lingua extraeuropea, mentre il dialetto è usato per il 21% dai padri e nella misura del 15,8% dalle madri.
Il livello socioeconomico delle famiglie è piuttosto equamente ripartito nei tre livelli: alto, medio, basso.
Il 35,7% delle famiglie gode di un buono status socioeconomico: sono queste le famiglie degli imprenditori, dei docenti universitari, dei dirigenti di azienda;il 28% ha un livello socioeconomico medio: tra queste famiglie troviamo gli insegnanti, gli impiegati, i quadri d'industria;infine nel settore socioeconomico più precario, si trovano il 35,7% delle famiglie, che poi sono quelle degli extracomunitari, i cui membri svolgono lavori saltuari di manovalanza, famiglie nelle quali la moglie spesso rimane a casa o si occupa con lavori a ore precari.
Il livello culturale delle famiglie, nella nostra rilevazione, è stato identificato con il livello di scolarità dei genitori. I dati emersi mostrano un elevato grado di istruzione soprattutto nei padri, dei quali ben il 36,3% è laureato; la maggioranza delle madri, il 40%, ha raggiunto il grado scolastico dell'istruzione superiore. Inoltre per quanto concerne questi dati bisogna comunque notare che le percentuali immediatamente inferiori a quelle citate sono quelle assegnate alla voce "altro" (27,3% dei padri e 0% delle madri). Questa è una voce ambigua, poiché può significare sia il conseguimento di un livello d'istruzione superiore a quello della laurea (ad esempio la docenza universitaria ovvero il Master in Economia d'azienda), ma anche, ed è questa l'ipotesi che in realtà si potrebbe verificare nella maggioranza dei casi, il mancato possesso di titoli di studio, o il conseguimento di titoli non spendibili sul mercato del lavoro italiano.
Riguardo l'età, le madri sono generalmente più giovani dei padri: l'8,3% di esse ha meno di trenta anni, il 41,7% fra i trenta ed i quaranta, il 33,4% tra i quaranta e i cinquanta, il 16,6% oltre i cinquanta; non vi sono padri con meno di trenta anni, l'8,3% ha fra i trenta ed i quaranta, ben il 75% ha fra i quaranta e i cinquanta anni, il 16,6% infine oltre i cinquanta.

 
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