


RISULTATI DELLA RICERCA
Analisi dei dati sociolinguistici
Dati relativi alle famiglie



Abbiamo visto che la composizione etnica degli alunni
censiti è notevolmente varia, andiamo quindi ad analizzare
un'altra fondamentale variabile considerata nella nostra indagine:
la famiglia di appartenenza dei bambini che sono presenti nel nostro
gruppo di rilevazione.
Per quanto concerne la tipologia della struttura familiare, si nota
che il modello predominante è quello con più componenti,
infatti tali famiglie sono il 73,3% del totale, contro il solo 26,7%
di famiglie nucleari e nessuna situazione di abbandono. Un indice
notevole della stabilità delle famiglie è l'assenza
di gravi problematiche a livello di inserimento nel tessuto sociale
dell'Aquila.
I padri sono per il 50% italiani, una maggiore percentuale è
quella delle madri italiane, il 60%.
Bisogna tuttavia rilevare che ben il 40% dei nuclei familiari è
adottivo, quindi appartenente già alla struttura socioeconomica
dell'ambiente aquilano. Queste famiglie non sono pertanto apportatrici
di nuove istanze culturali nell'ambito del territorio, bensì
sono dotate delle stesse radici culturali che si tendono poi a trasmettere
ai bambini stranieri accolti in seno ad esse.
Questa elevata percentuale di famiglie italiane implica un analogo
ampio uso della lingua italiana nelle situazioni comunicative nell'ambito
familiare, infatti ben il 42,8% dei bambini appartenenti al nostro
gruppo parla italiano, il 14,4% inoltre parla dialetto, il rimanente
28,6%, che poi corrisponderebbe alle famiglie straniere presenti sul
territorio, a casa, parla la lingua del paese di provenienza; nelle
famiglie miste, la preferenza va alla lingua della madre (100%).
Analizzando più puntualmente i dati relativi ai genitori, osserviamo
quindi che entrambi parlano per il 42,2% italiano, mentre, per quel
che concerne l'uso di una lingua straniera europea, i dati si differenziano,
abbiamo pertanto il 21% delle madri ed il 15,8% dei padri che parlano
una lingua europea; il 21% sia di padri che di madri parla una lingua
extraeuropea, mentre il dialetto è usato per il 21% dai padri
e nella misura del 15,8% dalle madri.
Il livello socioeconomico delle famiglie è piuttosto equamente
ripartito nei tre livelli: alto, medio, basso.
Il 35,7% delle famiglie gode di un buono status socioeconomico: sono
queste le famiglie degli imprenditori, dei docenti universitari, dei
dirigenti di azienda;il 28% ha un livello socioeconomico medio: tra
queste famiglie troviamo gli insegnanti, gli impiegati, i quadri d'industria;infine
nel settore socioeconomico più precario, si trovano il 35,7%
delle famiglie, che poi sono quelle degli extracomunitari, i cui membri
svolgono lavori saltuari di manovalanza, famiglie nelle quali la moglie
spesso rimane a casa o si occupa con lavori a ore precari.
Il livello culturale delle famiglie, nella nostra rilevazione, è
stato identificato con il livello di scolarità dei genitori.
I dati emersi mostrano un elevato grado di istruzione soprattutto
nei padri, dei quali ben il 36,3% è laureato; la maggioranza
delle madri, il 40%, ha raggiunto il grado scolastico dell'istruzione
superiore. Inoltre per quanto concerne questi dati bisogna comunque
notare che le percentuali immediatamente inferiori a quelle citate
sono quelle assegnate alla voce "altro" (27,3% dei padri
e 0% delle madri). Questa è una voce ambigua, poiché
può significare sia il conseguimento di un livello d'istruzione
superiore a quello della laurea (ad esempio la docenza universitaria
ovvero il Master in Economia d'azienda), ma anche, ed è questa
l'ipotesi che in realtà si potrebbe verificare nella maggioranza
dei casi, il mancato possesso di titoli di studio, o il conseguimento
di titoli non spendibili sul mercato del lavoro italiano.
Riguardo l'età, le madri sono generalmente più giovani
dei padri: l'8,3% di esse ha meno di trenta anni, il 41,7% fra i trenta
ed i quaranta, il 33,4% tra i quaranta e i cinquanta, il 16,6% oltre
i cinquanta; non vi sono padri con meno di trenta anni, l'8,3% ha
fra i trenta ed i quaranta, ben il 75% ha fra i quaranta e i cinquanta
anni, il 16,6% infine oltre i cinquanta.