


RISULTATI DELLA RICERCA
Analisi dei dati relativi agli insegnanti



Sia i dati relativi ai bambini che quelli riguardanti
più specificamente gli insegnanti sono stati forniti dalle insegnanti
stesse.
In generale si è rilevata una congrua disponibilità al
colloquio ed una notevole apertura nell'esporre a livello di colloquio
informale le problematiche incontrate con i bambini oggetto dell'indagine.
La lunghezza e la complessa interazione dei diversi tipi di schede del
questionario ha talvolta disorientato qualche insegnante: tutte le perplessità
si sono risolte attraverso positive dinamiche di socializzazione nell'ambito
del team modulare delle problematiche in atto, poichè gli insegnati
hanno colto l'occasione di questa rilevazione come momento di confronto
e crescita professionale.
Tutti gli insegnanti concordano nell'affermare che i canali d'informazione
sui bambini sono inadeguati ed i mediatori di formazione e di aggiornamento
sulle problematiche sociolinguistiche e glottodidattiche dell'educazione
bilingue precoce sono del tutto assenti, almeno a livello locale.
Gli insegnanti (96,8%) ravvisano inoltre una cronica assenza degli Enti
locali e delle strutture socio-psico-pedagogiche territoriali, non solo
come interlocutori privilegiati riguardo le problematiche di inserimento
sociale, di sostegno psicologico e di integrazione linguistica dei bambini
"bilingui isolati", ma anche come membri effettivi dei teams
modulari, al servizio dell'intera comunità scolastica.
Gli insegnanti contattati sono stati in totale 44, dei quali 7 specialisti
di lingua straniera ed una sola insegnante utilizzata sul sostegno.
Il 72.7% opera su strutture modulari, sia orizzontali, che verticali,
i rimanenti su progetti formativi a tempo pieno; non ci sono più
insegnanti unici e mancano moduli atipici con l'insegnante prevalente.
L'età media è di 48 anni, la maggioranza degli insegnanti
(36,4%) è nella fascia d'età che va dai 50 ai 60***sessantenne,
il 4,5% ha meno di tenta anni, il 25% ha tra i 40 e i 50 anni ed infine
la fascia di trentenni vede presente il 15,9% degli insegnanti contattati.
Dal quadro statistico generale relativo agli insegnanti, emergono considerazioni
significative ai fini dell'analisi delle schede proprie dei bambini.
Infatti la rilevazione si è svolta in un clima colloquiale ed
informale, tra persone però con concezioni e formazioni culturali
molto eterogenee: il materiale raccolto, benché sistematizzato
nell'ambito degli items richiesti dalle schede di rilevazione, non è
del tutto neutro, perchè porta con sè i caratteri culturali
delle insegnanti, una certa dose di inputs ulteriormente da noi offerti,
ed è stato inoltre condizionato da un aspetto psicologico del
rapporto interpersonale rilevatore-fornitore di dati che
potrebbe essere definito "ritorno al segreto professionale".
Questo aspetto, del quale abbiamo intuito subito la portata, dal primo
gruppo di rilevazione, ma che è stato razionalizzato solo nel
momento di analisi delle elaborazioni statistiche, consiste nel fatto
che, al momento di formalizzare per iscritto quanto apertamente affermato
a voce, la maggior parte degli insegnanti si è espresso con giudizi
stereotipati ed il più possibile neutrali, sia riguardo le problematiche
incontrate, che negli aspetti legati agli indicatori della loro competenza
culturale/professionale. A questo proposito, si nota la relativa indipendenza
dei dati riguardanti l'età e la formazione culturale, da questo
atteggiamento e dalle abilità connesse alla funzione docente
in senso stretto.
Per quanto concerne il livello di istruzione, il 44,8% degli insegnanti
ha come titolo di studio il Diploma di Abilitazione Magistrale, il 24,2%
è laureato, il 24,1% ha partecipato a corsi di aggiornamento
ed infine, il 6,9% ha conseguito una specializzazione post diploma.
Nessuna delle insegnanti conosce bene la lingua madre dei bambini bilingui
presenti nelle loro classi, anche quando questi bambini provengono da
aree linguistiche i cui idiomi sono oggetto di studio anche in Italia,
che quindi le insegnanti avrebbero potuto conoscere almeno ad un livello
scolastico: per esempio, laddove il bambino è madrelingua inglese,
le insegnanti conoscono forse sufficientemente il francese, quando il
bambini provengono da aree ispanofone, gli insegnanti sono fluenti nell'inglese,
e così via con numerosissimi quadri di intersezione linguistica.
Nello specifico, le insegnanti che conoscono in modo sufficiente la
lingua materna del bambino straniero inserito nella propria classe,
sono il 13,6%, mentre il rimanente 86,4% non ha alcuna conoscenza di
tali idiomi, quindi nessuna possibilità di comunicazione iniziale
con l'alunno e, laddove i genitori siano monolingui in quella determinata
lingua, l'impossibilità di creare positivi presupposti per una
fattiva comunicazione-collaborazione tra scuola e famiglia.
Sul versante della conoscenza di altre lingue straniere, notiamo che
il 22,7% delle insegnati ha un buon livello di conoscenza di una lingua
europea, il 47,7% ha una competenza sufficiente, mentre il 20,6% non
conosce lingue straniere. Per quanto concerne gli insegnanti che hanno
dichiarato una qualche conoscenza delle lingue straniere (il 70,4% delle
insegnanti), i canali di formazione vedono privilegiati quelli della
laurea e dei corsi privati (rispettivamente il 22,7%), seguono le specializzazioni
e le attività di aggiornamento( il 18,2% ciascuno), i soggiorni
all'estero (13,7%) ed in ultimo le attività di sperimentazione
(4,5%).
Analizzando i dati relativi all'interesse generale degli insegnanti
verso gli aspetti legati alle dinamiche psico-sociolinguistiche derivanti
dalla presenza nella propria formazione culturale di conoscenze relative
alle lingue straniere o ad un patrimonio dialettale personale, si nota
tuttavia che l'83,4% degli insegnanti ha una scarsa consapevolezza delle
potenzialità relazionali di una lingua straniera, ovvero del
dialetto, solo il 6,6% ha sufficienti canali d'uso di tali codici alternativi
all'italiano standard, mentre il 10% ha una buona consapevolezza d'uso,
sia della lingua straniera che del dialetto.
Per quel che riguarda l'interesse specifico verso le lingue straniere,
si rileva che il 73,3% degli insegnanti ritiene utile conoscere una
lingua straniera; tra questi insegnanti, il 75% privilegia la lingua
inglese, il 15,9% gradirebbe conoscere il francese, il 6,8% il tedesco
e solo il 2,3% lo spagnolo e non ci sono insegnanti interessati ad altri
idiomi.
Le motivazioni per questa conoscenza, vedono privilegiato l'uso della
lingua straniera in occasione di viaggi (54,5%), seguito poi dall'uso
più specificamente comunicativo (36,4%) ed infine come veicolo
di comprensione di testi stranieri, quindi di studio (9,1%).
Dato significativo riguardo la formazione culturale delle insegnanti
quello che tutte le insegnanti al di sotto dei 40 anni sono laureate
ovvero hanno almeno una specializzazione; inoltre notevole è
la consapevolezza, in questa fascia di età, delle potenzialità
offerte da figure specializzate nella soluzione delle problematiche
di questi bambini (89,7%), della necessità cioè di personale
docente che operi recuperi linguistici individualizzati nel breve e
nel lungo periodo, che si affianchi alle figure docenti di classe.
Solo in un caso di quelli da noi esaminati, il Collegio dei docenti
ha deciso di attuare un intervento di recupero, utilizzando una incaricata
per il sostegno ad un ipoudente, intervento finalizzato al rinforzo
linguistico di una bambina eritrea, la quale, nel breve arco di quattro
mesi, ha già colmato il divario linguistico e si è integrata
ancor meglio nella sua classe di iscrizione, con la prospettiva di essere
iscritta in terza elementare, classe idonea al suo reale livello di
apprendimento ed alla sua età cronologica.
Il rapporto con i bambini è in generale molto positivo, non si
ravvisano dinamiche comunicative viziate dal pregiudizio linguistico,
sempre nei limiti dell'obbligo per gli insegnanti di usare in ogni caso
e prescrittivamente la lingua italiana come lingua nazionale dell'istruzione.
Inoltre, gli stereotipi culturali sul background socioculturale dei
bambini, sono del tutto assenti o scomparsi grazie ad una reale comprensione
dell'alunno in ogni suo aspetto psicosociale.
Gli insegnanti si attengono in ogni caso, e strettamente, alle direttive
dei Programmi ministeriali per la scuola primaria, adottando le indicazioni
didattiche riguardo l'educazione linguistica, date dal testo ministeriale,
calandole operativamente nelle dinamiche socioculturali proprie, non
solo della città e della scuola del quartiere o della frazione
in cui si trovano a lavorare, ma anche nel microcosmo sociale della
classe di appartenenza di questi bambini.
Dal quadro descritto dagli insegnanti emerge l'immagine di una struttura
scolastica che si dibatte tra i doveri istituzionali e extracurricolari
che le vengono continuamente affidati e le reali necessità formative
dell'utenza.
L'insegnante si trova costretto a svolgere numerosi, fondamentali ruoli,
che esulano tuttavia dalla sua reale funzione docente, e questo complesso
stato di disagio emerge soprattutto quando nel microsociale della classe
si innescano le dinamiche sociolinguistiche, sia dei bilingui stranieri
che dei bilingui dialettofoni.
La cronica assenza degli Enti locali e delle figure specialistiche delle
equipes socio-medico-psico-pedagogiche è l'aspetto che èstato
più spesso ribadito in sede di rilevazione, ed è lo snodo
dal quale derivano tutti i disagi e le incertezze operative degli insegnanti
, nei confronti di questi bambini.
Il 70% degli insegnanti non ha tuttavia incontrato sostanziali problemi
didattici, ancor meno (83,3%) problemi più prettamente sociologici,
il 38% ha invece avuto problemi psicologici nel relazionarsi al bambino
straniero, il 53,3% ha adottato strategie personali per la risoluzione
di tali problemi mentre il 43,3% ha incontrato ostacoli nella soluzione
dei problemi del bambino.
Sin dal primo inserimento nella classe di appartenenza, gli insegnanti
si sono trovati isolati ad operare nel vuoto totale di informazioni
riguardo al bambino, nel distacco comunicativo dovuto alla impossibile
onniscienza linguistica, proprio nel momento in cui si pongono le basi
per la futura comunicazione con il discente.
In seguito, dopo aver tentato di risolvere i problemi (comunicativi
ad ogni livello, microsociali nelle dinamiche della classe), comunque
sollevati da questo primo impatto, mediante strategie personali e poco
scientificamente calibrate, hanno potuto avere come pressoché
unico parametro di confronto e di colloquio , la sola famiglia (96,3%).
Le famiglie talvolta non parlano italiano o comunque una lingua veicolare
europea, talvolta sono assenti nella collaborazione con la scuola, spesso
stanno soffrendo lo stesso isolamento sociale, talvolta stanno affrontando
gli aspetti psicosociali derivanti da una adozione internazionale e
combattendo una loro battaglia parallela per la totale integrazione.
In conclusione, è questa sensazione di impotenza e di rassegnato
impegno, talvolta manifesta, talvolta larvata, che serpeggiava nei nostri
gruppi di rilevazione, che potrebbe considerarsi il dato più
notevole emerso da questa ricerca, necessariamente in funzione del quale
bisogna considerare tutte le variabili connesse con l'elaborazione dei
dati linguistici e sociolinguistici del gruppo studiato.