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Tesi di Laurea in Lingue e Letterature
Straniere
Università degli Studi dell'Aquila
AA 1992-1993
  
RISULTATI DELLA RICERCA
L'insegnamento della lingua inglese
  
Una sezione
di questo lavoro di ricerca deve necessariamente essere dedicata all'analisi
dei dati relativi all'insegnamento di una seconda lingua straniera, in
contesto scolastico, che viene impartito a 11 dei bambini campione della
nostra analisi.
Nel Comune dell'Aquila l'insegnamento curricolare della lingua straniera,
che in questo specifico ambito territoriale è l'inglese, viene effettuato
mediante l'utilizzazione di insegnanti "specialisti", che operano, di
norma, su almeno sei classi che comprendono fasce di scolarità che vanno
dalla seconda elementare alla quinta, con interventi di tre ore settimanali
per classe. Tutte le insegnanti, essendo state formate nel medesimo corso
di specializzazione e condividendo le attuali tendenze glottodidattiche
per la lingua straniera, attuano nelle loro classi un approccio ludico
integrato, mediante un metodo misto nozionale-funzionale-comunicativo.
Nello specifico, riguardo le classi censite direttamente sotto gli aspetti
glottodidattici dell'interazione tra lingue straniere, viene impartito
l'insegnamento della lingua inglese in armonia con le finalità generali
desunte dal capitolo sulla Lingua straniera dei Programmi didattici per
la scuola primaria secondo programmazioni didattiche che si pongono, in
generale, i seguenti obiettivi da conseguire entro l'anno scolastico 1992/1993
:
-Essere in grado di presentarsi e di accomiatarsi;
-Conoscere le principali strutture e nomenclature che permettano di individuare
oggetti della sfera di interessi dei bambini (scuola, giochi, casa, animali);
-Essere in grado di obbedire e dare ordini;
-Essere in grado di contare almeno fino alla decina ed operare addizioni
in lingua inglese.
Inoltre, le insegnanti concordano nell'adottare l'approccio " a spirale",
che permette di inserire nuovi vocaboli e nuove strutture, nel materiale
linguistico già acquisito e nelle capacità comunicative pregresse.
L'ipotesi elaborata nell'analisi dei dati relativi all'insegnamento della
lingua straniera si basa su aspetti caratterizzanti gli interventi didattici
propri di questo insegnamento, e cioè:
a) il grado di agevolazione nella comprensione delle dinamiche del rapporto
comunicativo con i bambini stranieri in relazione alle specifiche abilità
professionali degli insegnanti specialisti;
b) la possibilità di costituirsi come referente privilegiato della comunicazione
microsociale di questi bambini;
c) il tipo di approccio globale alla comunicazione linguistica attuato
nelle classi di lingua e cultura inglese.
Più puntualmente, bisogna osservare che due dei bambini appartenenti al
nostro campione, sono interessati in tutte queste dinamiche: un bambino
appartenente ad una famiglia mista, con madre nativa inglese, ed un bambino
poliglotta, che è stato scolarizzato in una prima classe di Boston. Riguardo
questa micro-fascia di utenza, analizzando i dati forniti dalle insegnati
di lingua straniera, si può notare che i bambini usano la lingua inglese
come veicolo di interazione con i compagni soprattutto nelle attività
ludiche, usano inoltre forme linguistiche più elaborate di quelle dei
compagni per stabilire un contatto esclusivo con l'insegnante di lingua,
entrambi si mostrano orgogliosi del loro ruolo di leaders nelle ore di
insegnamento linguistico e si offrono volentieri come modello di pronuncia
e di intonazione, arricchendo le esperienze dell'intera classe.
Riguardo il micro-campione rimanente, solo una bambina di quinta elementare
ha seguito, nella stessa scuola, per quasi due anni, un curriculum sperimentale
di lingua inglese; attualmente si può reputare trilingue, con lingua materna
polacco, naturalizzata in lingua seconda-italiano e fluente in lingua
terza-veicolare inglese e potrebbe considerarsi come modello di arrivo
di tutti gli interventi formativi in più lingue. Tutti gli altri bambini
hanno avuto il loro primo approccio con la lingua inglese all'inizio di
questo anno scolastico e da loro si possono estrarre due soggetti protagonisti,
grazie all'insegnamento della lingua inglese, di fenomeni notevoli sotto
il profilo microsociolinguistico.
Una bambina albanese di undici anni dichiara di preferire ad ogni attività
scolastica quelle della lingua inglese: richiede spontaneamente piccoli
tasks da fare a casa, procede autonomamente nella scoperta di nuovi vocaboli,
coglie affinità sonore e grafiche tra la lingua materna e l'inglese, socializzandole
nell'ambito della classe.
Notevole è anche il risultato ottenuto da un'altra insegnante di lingua
inglese, di far uscire dalla sua chiusura e timidezza un bambino colombiano
adottato: nelle attività di role playing questo bambino si è aperto per
la prima volta ad una reale comunicazione con i membri del gruppo dei
pari ed ha continuato, sempre mediante questa "comunicazione mascherata",
a socializzare i suoi progressi in entrambe le sue lingue straniere.
Bisogna in conclusione affermare che, fornendo un ulteriore mezzo linguistico
di comunicazione, offrendo un ambiente di gioiosa comunicazione, operando
in modo da favorire il più possibile spunti di manipolazione dei materiali
linguistici, in ultima istanza, applicando alla globalità degli alunni
un metodo di insegnamento linguistico centrato sulla comunicazione, gli
insegnanti di lingua straniera hanno attuato quell'educazione plurilingue
precoce che ha favorito, agevolato, ottimizzato le relazioni microsociolinguistiche
e realizzato una reale integrazione delle interagenti culture degli alunni.
Tutte
le grafiche, i testi, i contenuti multimediali
© Claudia Valentini 1997-2003
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