Il Bilinguismo Precoce e L'Insegnamento della Lingua Italiana come Lingua Straniera
di Claudia Valentini
 
 
 

Tesi di Laurea in Lingue e Letterature Straniere
Università degli Studi dell'Aquila
AA 1992-1993

Analisi microsociolinguistiche dei soggetti bilingui precoci
appartenenti al gruppo

SOGGETTO N.1
M. è un bambino di otto anni, proveniente da una famiglia mista, con padre italiano e madre britannica, che frequenta regolarmente la terza elementare, con profitto sufficiente in ogni area disciplinare. Il suo è un bilinguismo composito-alternato, derivante dal suo naturale apprendimento della lingua italiana nell'ampio contesto sociale, e dall'uso della lingua inglese, "materna", come codice privilegiato di colloquio con la figura materna nell'ambito del nucleo familiare.
M. usa più spontaneamente e correttamente la lingua inglese, il cui insegnamento gli viene inoltre impartito a scuola dalla insegnante specialista di lingua straniera.
In italiano egli soffre degli stessi errori ortografici della maggior parte dei suoi coetanei, ha una lettura scorrevole ma una comprensione parziale del testo, la sua pronuncia presenta frequenti inserzioni di fonemi stranieri, tipici della lingua inglese ([t] alveolare, fricative interdentali e ridondanza dello schwa).
Il bambino è stato scolarizzato in Italia, dove ha frequentato la scuola materna e dove è giunto ad un mese dalla nascita. M. è figlio unico e la sua famiglia gode di un buono status economico, il padre e la madre hanno una scolarità a livello universitario e sono molto presenti nella collaborazione formativa con la scuola.
A scuola M. ha un buon rapporto con i compagni, è armonizzato nell'ambito delle relazioni comunicative della classe, alquanto riservato, dimostra di saper analizzare ed osservare scrupolosamente le regole della vita associata, alla quale si è aperto meglio, divenendo più sicuro nei rapporti con i compagni, dopo l'inizio delle attività didattiche in lingua inglese, dopo cioè la valorizzazione, anche in contesto scolastico, della lingua più legata alla sua affettività.

SOGGETTO N.2
F. è un bambino di dieci anni migrante di ritorno dalla Svizzera tedesca.
Il padre è nativo di Camarda, la madre originaria della Calabria, sono tornati in Italia per problemi familiari dei nonni paterni, tuttavia non si conoscono le loro eventuali intenzioni di stabilizzarsi.
In Svizzera ha frequentato una scuola italiana ed attualmente segue le lezioni di una terza modulare della scuola elementare di una grande frazione di L'Aquila.
Il suo profitto in ogni area formativa è più che sufficiente, mentre nella lingua italiana risente della forte influenza del dialetto, codice comunicativo usato a casa.
Nella sola pronuncia presenta anche lievi interferenze con il tedesco, soprattutto riguardo lo scempiamento delle doppie. F. segue anche l'insegnamento della lingua inglese, con ottimi risultati, soprattutto nella socializzazione delle somiglianze che riesce a tratteggiare tra il tedesco e l'inglese, sia a livello linguistico-lessicale, sia riguardo lo studio della civiltà.
Nell'ambito della classe, Francesco si distingue per la silenziosità e l'educazione, è comunque ben integrato nel gruppo dei pari e molto partecipe alle attività di gioco e di lavoro.

SOGGETTO N.3
M. e un bambino di nove anni, di nazionalità polacca, trasferitosi in Italia, da Cracovia, nel 1988 per motivi di lavoro e di ricerca del padre, docente universitario.
l bambino usa la lingua materna a casa, inoltre legge e scrive correntemente in polacco, mentre a scuola usa la lingua italiana in modo pressochè‚ corretto in ogni attività educativa e nella comunicazione con i membri del gruppo dei pari.
Il suo è un bilinguismo consecutivo additivo poiché, nato in Polonia, è giunto in Italia all'età di quattro anni ed è stato qui scolarizzato in italiano, trasferendo poi le competenze linguistiche relative alla lingua scritta ed alla capacità di lettura nella manipolazione linguistica della lingua materna.
Il suo uso della lingua scritta polacca è attualmente sporadico, ma le competenze sono parallele a quelle dell'italiano, benché tuttora nella produzione scritta in italiano permangano imperfezioni ortografiche dovute allo scempio delle doppie. Marcin non ha mai incontrato problemi a livello di socializzazione nell'ambito del gruppo-classe, anzi in esso esercita un ruolo di leader, arricchendo in tal modo le esperienze di tutti.
Spiccano la sua intuitività e versatilità nell'uso della simbolo gia matematica ed il suo uso fortemente creativo e plastico del linguaggio delle immagini.
Il livello culturale avanzato della famiglia, nella quale sono presenti anche due sorelle, la partecipazione dei genitori nel processo di educazione intenzionale attuato dalla scuola, dimostrano che l'integrazione sociale e culturale del bambino si basa sulla valorizzazione della sua lingua materna e delle radici culturali della sua famiglia.

SOGGETTO N.4
Barbara ha dodici anni, è nata a Varsavia ed è stata adottata da una coppia aquilana nel Gennaio del 1992.
Precedentemente la bambina aveva vissuto una situazione di degrado sociale ed abbandono, era stata istituzionalizzata ed aveva comunque ricevuto una qualche istruzione in lingua materna.
Attualmente è fortemente intenzionata a rimuovere tutti i suoi legami con la terra di origine, sta lentamente superando i traumi psicologici subiti e sta assumendo come proprie la lingua e la cultura italiane.
Grazie ad una notevole plasticità linguistica ed alla forte motivazione, benché in ritardo scolastico di due anni rispetto alla sua età cronologica, segue con buon profitto tutte le attività scolastiche in lingua italiana e l'insegnamento curricolare della lingua inglese.
Il suo italiano, sia nella forma scritta che nel medium orale, è corretto formalmente e non presenza interferenze imputabili alla sua lingua materna.
A casa la bambina parla solo ed esclusivamente italiano e benché i genitori non desiderino che lei dimentichi del tutto la sua lingua materna, tuttavia hanno come finalità la sua naturalizzazione in lingua italiana.
Nell'ambito del gruppo-classe, la bambina è perfettamente integrata, armonizzata con i compagni e sempre partecipe alla condivisione delle esperienze conoscitive.

SOGGETTO N.5
Z. ha otto anni, è un bambino croato giunto in Italia nel 1989. Attualmente frequenta la terza elementare con buon profitto in ogni area disciplinare, ha raggiunto un ottimo livello di padronanza dell'idioma italiano sia in forma orale, che scritta, che nelle attività di comprensione che di produzione, sia come materia di studio che come medium comunicativo proprio del suo ambiente di vita.
Gli attuali, positivi, risultati di Z. si devono all'opera educativa dell'insegnante che lo ha scolarizzato in prima elementare, al tempo del suo arrivo. Allora Z., naturalmente, parlava la sola lingua materna e doveva inoltre essere avviato alla produzione scritta nella sua nuova lingua, l'italiano.
Dopo un primo periodo di chiusura e blocco comunicativo, grazie al metodo di insegnamento attuato da sempre dalla sua allora insegnante unica, basato su attività di drammatizzazione, sulla valorizzazione dell'impatto comunicativo della gestualità e della musica, Z. si è aperto ad ogni esperienza di scambio sonoro e verbale, socializzando alla sua classe le sue produzioni orali e condividendo con il gruppo dei pari "la musica delle sue parole italiane".
Un parallelo lavoro di produzione grafica per immagini/significato, ha avvicinato lentamente il bambino all'esigenza di comunicare con i compagni anche in forma scritta.
Man mano che Z. procedeva nel processo di acquisizione del lessico e della forma italiana scritta, sempre più aumentava la sua consapevolezza e proprietà nell'uso della lingua italiana: il bambino ha trasferito le capacità acquisite a scuola alla sua lingua materna, che tuttora parla soprattutto con la madre, parlante esclusivamente croato, operando una perfetta sintesi dei due idiomi nel suo bilinguismo composito alternato.

SOGGETTO N.6
S. è una bambina macedone di otto anni, iscritta in una prima elementare di una frazione di L'Aquila, della quale gli insegnanti non conoscono ne' data di arrivo, ne' situazione scolastica e sociale precedente, ne' notizie precise dell'attuale familiare.
La bambina si chiude alla comunicazione sia con gli insegnanti che con i compagni di scuola, è attualmente in una fase di silenzio caratterizzata da un atteggiamento timoroso ed evasivo.
I contatti con la famiglia sono stati rarissimi e viziati da incomunicabilità e incomprensioni.
Sia la strategia dell'insegnamento individualizzato, che il rispetto della fase di silenzio non hanno sortito finora l'effetto di far almeno aprire la bambina alla comunicazione, inoltre la marginalità sociale della famiglia nell'ambito del paese non favorisce un clima di accettazione nelle dinamiche sociali della classe.
La bambina presenta un ritardo scolastico di due anni rispetto alla sua età cronologica.
Dopo quattro mesi dalla scolarizzazione in Italia, la bambina riesce a copiare perfettamente, con estremo ordine e precisione, i grafemi italiani sia sotto forma di stampato (maiuscolo e minuscolo), che corsivo.
A livello manipolativo e simbolico matematico, i suoi progressi sono più evidenti, mentre non possono essere verificati i prerequisiti di spazio-tempo in quanto la bambina, con l'insegnante di sesso maschile, evita persino il contatto oculare. S. sta praticamente dimostrando il suo disagio sociale, mediante la sua chiusura alla comunicazione con interlocutori che sente diversi, per status sociale e culturale, dei quali decodifica ormai la lingua, ma con i quali non vuole condividere il processo di lento distacco dalla propria cultura e di avvicinamento alla loro.

SOGGETTO N.7
M. è una bambina albanese di undici anni, trasferitasi nel Marzo 1991 con la sua famiglia, in una frazione del Comune di L'Aquila, dove frequenta la classe terza, in ritardo scolastico rispetto la sua età cronologica.
M. partecipa con poco interesse e scarsissimo impegno alle attività scolastiche, anche il suo lavoro a casa lascia a desiderare, la bambina è molto incostante nel rinforzo delle strutture e del lessico appreso a scuola.
Infatti M. usa in contesti sbagliati i termini appresi, italianizza parole albanesi, parla un italiano fortemente interferito a livello fonologico.
A casa parla albanese e scrive correntemente nella sua lingua materna. Bisogna inoltre notare che il padre, parlante esclusivamente albanese, per un supposto orgoglio personale, non vuole che i figli dimentichino la loro lingua di origine e perciò, sbagliando, li giustifica nel loro scarso impegno scolastico. L'anno scorso M. è stata seguita individualmente per venti ore in un'attività sperimentale di rinforzo linguistico: le insegnanti ravvisano un calo verticale del rendimento, in ogni area disciplinare, dal termine di quel periodo in poi.
Con i membri del gruppo dei pari M. si integra a fatica perché gli altri bambini, adesso, non la sentono più una di loro: essendo una classe fortemente competitiva, i compagni non approvano che sia sempre lei a rallentare il lavoro e a non fare i compiti. Sebbene la famiglia abbia prospettive di stabilizzarsi in Italia, non sta opportunamente sfruttando le potenzialità formative offerte dalla scuola italiana, non collabora con le insegnanti al fine di conseguire per i figli quella integrazione sociale che sarebbe ottenibile partendo dal rispetto delle regole scolastiche e dalla formazione in lingua italiana.

SOGGETTO N. 8
A. è il fratello minore di M., ha sette anni e frequenta la seconda elementare nella stessa scuola.
Il bambino è stato scolarizzato qui in Italia ed è ben inserito nella sua classe di appartenenza. Benchè A. a casa parli esclusivamente l'albanese e, come la sorella, non si impegni nel rinforzo delle competenze acquisite a scuola, i suoi risultati sono discreti, in quanto il bambino si identifica molto con il gruppo-classe.
A. è molto loquace e prova immensa soddisfazione nel tradurre ai compagni termini italiani in albanese, dimostrando di aver raggiunto un buon livello di padronanza lessicale in entrambe le lingue e buone capacità di alternanza dei due codici, infatti è il traduttore familiare.
Inizialmente, anche a scuola, comunicava con la sorella esclusivamente in albanese, ora invece, almeno nel contesto scolastico, comunicano fra di loro in italiano.
A. presenta nella pronuncia delle caratteristiche foniche proprie della sua lingua madre (doppie scempiate, fenomeni metafonetici, contoide preconsonantico omorganico, non ha rafforzamento sintattico), inoltre, a livello grammaticale, iper-generalizza le regole presentate a scuola, specialmente riguardo ai verbi irregolari.
La sua è una integrazione naturale e graduale nel nuovo sistema comunicativo, che deriva principalmente dal buon livello di integrazione scolastica e culturale raggiunto.

SOGGETTO N.9
K. È una bambina di otto anni, eritrea, trasferitasi in Italia con la sua famiglia nell'Ottobre 1992.
Attualmente frequenta la prima elementare ed è seguita individualmente nel suo recupero linguistico da una insegnante di sostegno, che sta lavorando con lei dal primo inserimento nella sua classe di appartenenza.
Il rapporto così stretto ed individualizzato ha sortito ottimi risultati, infatti K., nel breve arco di quattro mesi, ha quasi totalmente colmato il suo divario linguistico mediante l'interesse e l'impegno costante nello studio dell'italiano come lingua straniera. La bambina ha inoltre instaurato positive relazioni nel tessuto sociale sia del gruppo-classe che dell'intera comunità scolastica e, contemporaneamente, ha valorizzato la sua cultura di provenienza continuando a parlare ed a scrivere nella sua lingua materna, della quale ha insegnato l'alfabeto e il sistema simbolico di numerazione alla suddetta insegnante, in un proficuo e reale scambio culturale.
L'insegnante specializzata che la segue, ha attuato un metodo misto traduttivo/per immagini, basato sulla strategia comunicativa del total physical response, inoltre si è proceduto al rinforzo del materiale sia lessicale che morfosintattico, orale e grafico, acquisito, mediante strategie di manipolazione linguistica; per quanto concerne la pronuncia, l'insegnante ha creato del materiale audiovisivo che la bambina ha usato anche a casa, in modo analogo ad un mini-corso a distanza.
K. sarà promossa in terza elementare, classe idonea al suo livello di apprendimento, alle sue potenzialità cognitive, alla sua età cronologica.

SOGGETTO N.10
In stridente contrasto con la situazione della sorella K., è quella di S., ragazzo eritreo di dodici anni, iscritto alla quinta elementare della stessa scuola e seguito per sole tre ore settimanali, in piccolo gruppo con la sorella e con un bambino ipoacusico, dalla stessa insegnante di sostegno.
S. non ha affatto colmato il suo divario linguistico, si è chiuso alla comunicazione e, nell'ambito della classe, risulta un membro isolato e silenzioso.
S. non ha potuto valorizzare appieno la sua cultura nativa di base, infatti il suo blocco comunicativo è caratterizzato da un atteggiamento di imbarazzo e di profondo rispetto per le figure delle insegnanti: lo status sociale della sua lingua e della sua cultura in tal modo è palesemente svalutato.
A livello linguistico attualmente S. si trova in uno stadio produttivo olofrastico, inoltre presenta grandi difficoltà nell'associazione suono/simbolo grafico nella scrittura alfabetica italiana e nell'uso dei meccanismi della concordanza e della coniugazione verbale.
Notevoli sono invece i suoi risultati nella matematica, area disciplinare nella quale il ragazzo dimostra tutte le sue doti di intuizione e ragionamento logico, nelle attività che non implicano la comprensione del testo in italiano.
In famiglia, sia S. che la sorella parlano la loro lingua materna, vivono inoltre una situazione familiare alquanto complessa caratterizzata da difficoltà economiche e di inserimento socia le, situazione che evidentemente incide più sull'identità culturale del ragazzo maggiore e di sesso maschile, che sullo status sociolinguistico di K., la quale ha inoltre trovato a scuola un positivo referente, per le sue relazioni comunicative, nella sensibilità e nell'impegno professionale della sua insegnante specialista.

SOGGETTI NN.11 e 12
M. e S. hanno rispettivamente 10 e 13 anni, sono due ragazzi eritrei in affidamento ad una famiglia italiana.
Sono arrivati in Italia nell'estate del 1992 e vivono, inoltre, nell'ambito della stessa famiglia, con la madre naturale ed una sorella minore.
Sia a casa che a scuola i ragazzi usano la lingua italiana e stanno facendo enormi progressi nell'apprendimento scolastico sia nella lingua italiana come lingua straniera che dei contenuti convogliati dalla lingua italiana nelle altre aree disciplinari.
L'unico marker linguistico della loro lingua materna, è una lieve sfumatura nella iper-generalizzazione della tonia sospensiva.
M. e S. hanno studiato l'italiano prima di arrivare a L'Aquila e dalla prospettiva di permanenza e di naturalizzazione, consegue il loro totale abbandono della lingua materna.
In ritardo scolastico di tre anni S., e di ben sei anni M., sono stati oggetto di una scelta concordata tra la famiglia e gli organi direttivi della scuola di appartenenza. Sono stati infatti inseriti in classi molto inferiori rispetto alla loro età cronologica, forse non troppo lontane dal loro effettivo livello scolare acquisito nella loro terra di nascita.
S. si trova in una classe terza, M. in una seconda, che, nel nostro sistema scolastico, sono considerate classi intermedie, nella quali le attività di manipolazione linguistica sono ancora generalizzate al gruppo-classe e gli standards di produzione sia orale che scritta, non sono basti su produzioni troppo raffinate sia sul piano morfosintattico che lessicale.
Nei rapporti sociali con i membri del gruppo-classe, entrambi i ragazzi dimostrano di aver raggiunto un ottimo grado di integrazione, inoltre la loro cerchia di amicizie spazia anche nelle altre classi del piano ed i legami di amicizia più forti, sono ulteriormente da loro coltivati in ambienti extrascolastici e di gioco.

SOGGETTO N.13
L. è una bambina di origine eritrea, adottata da una ricca famiglia di commercianti aquilani, in età prescolare, e precisamente quando aveva quattro anni.
Adesso ha sette anni e frequenta regolarmente la seconda elementare, nella sua classe di appartenenza è perfettamente integrata sia a livello di socializzazione che nelle attività prettamente didattiche.
Si potrebbe definire già naturalizzata italiana, in quanto sia nell'apprendimento della lingua italiana in ambito scolastico, che nell'uso dell'italiano come lingua veicolare per gli apprendimenti curricolari, la bambina parla un italiano totalmente esente da inflessioni a livello fonetico e non interferito a livello morfosintattico e lessicale.
Infatti L. È stata scolarizzata a L'Aquila e, come i suoi fratelli, vive nella stessa famiglia aquilana, con prospettive di permanenza ed effettiva integrazione nel tessuto sociale aquilano, inoltre il suo essere giunta in Italia in età prescolare ed esservi da allora rimasta, comporta a livello attuale il superamento di ogni possibile problematica, poichè il suo apprendimento scolastico è andato di pari passo con l'acquisizione della lingua italiana nel contesto familiare e sociale di arrivo.

SOGGETTO N.14
E. è un ragazzo di dodici anni, colombiano, adottato da una famiglia italiana ed arrivato a L'Aquila nel Dicembre del 1991 con un altro fratellino adottivo.
Al suo arrivo, E. non era ancora stato scolarizzato. Subito era stato iscritto nella scuola del quartiere di appartenenza, frequentando per cinque mesi le lezioni di una prima elementare.
In seguito, alla fine dell'anno scolastico 1991/1992, per un mese, è stato inserito in una seconda elementare ed attualmente frequenta la terza elementare in una scuola che attua progetti formativi a tempo pieno.
Seppure in ritardo di ben tre anni rispetto alla sua età cronologica, il bambino segue con risultati apprezzabili le lezioni della sua attuale classe di appartenenza.
Dal suo arrivo in poi il bambino ha comunicato in italiano, sia in famiglia che a scuola, non incontrando sostanziali difficoltà nell'acquisizione in contesto scolastico delle competenze comunicative sia nella forma orale che nella scritta.
La finalità comune della famiglia e della scuola È quella della sua naturalizzazione, per cui, tendendo al monolinguismo il L2, il suo uso della lingua non può che essere monoculturale-sottrattivo.
Nel suo paese di provenienza E. viveva in una comune gestita da italiani, ha quindi appreso da un certo momento nella sua infanzia in poi, giorno dopo giorno, la lingua e le più evidenti abitudini culturali di questo popolo che lo avrebbe sottratto dalla sua condizione di miseria ed abbandono. Talvolta E. sente la nostalgia del suo paese di provenienza, sente comunque il prestigio culturale della lingua italiana e si impegna molto nelle attività scolastiche.
Le insegnanti adottano ogni strategia didattica possibile per colmare il divario linguistico, il che, a loro avviso, sembra molto agevole poiché è il bambino stesso ad avere una buona capacità di intuizione nell'effettuare autonomamente excursus traduttivi dallo spagnolo all'italiano e ad essere interessato nell'appropriarsi di strutture comunicative sempre più raffinate e finalizzate.
Nel gruppo-classe il bambino ha un ruolo di gregario, spesso preferendo la compagnia dei più esuberanti, non disdegna il confronto individualizzato con le insegnanti al fine di superare le residue difficoltà nell'espressione orale.

SOGGETTO N.15
W. È un bambino di origine colombiana, della presumibile età di dieci anni, adottato da una famiglia italiana nel 1991, insieme ad un altro bambino colombiano; le sue condizioni sociali precedenti sono del tutto sconosciute, sia alla famiglia che alle insegnanti.
In ritardo scolastico di almeno due anni, non è ancora riuscito a raggiungere pienamente le finalità stabilite dagli obiettivi operazionalizzati per colmare il divario linguistico, a causa delle gravi carenze pregresse.
Anche per lui, il modello linguistico di arrivo dovrà essere il monolinguismo in lingua italiana, perciò gli insegnanti finalizzano i loro interventi di recupero individualizzato al miglioramento delle competenze linguistiche in lingua italiana riguardo le quattro abilità, ritenendo però prioritario un intervento di aiuto psicologico al fine del superamento delle esperienze traumatiche precedenti alla sua adozione.
W. infatti ha incontrato inizialmente molte difficoltà ad ambientarsi nella classe, ha trovato grandi disagi ad esprimere le proprie idee e le proprie esperienze ed ha tuttora bisogno di continue sollecitazioni alla partecipazione. Riesce ad aprirsi e a comunicare con i membri del gruppo dei pari solo nelle attività di role playing attuate nelle ore di insegnamento della lingua inglese.
Benchè il bambino, mai scolarizzato in lingua materna, presenti oggettive difficoltà dovute alla povertà di vocabolario ed alla lenta strumentalità grafica, dimostra di seguire produttivamente la giuda delle insegnanti e di usare propriamente il nuovo lessico appreso.
W . va via via affinando la sua pronuncia, grazie anche alla graduale apertura alla comunicazione con gli altri bambini.

SOGGETTI NN.16 e 17
L. e G., rispettivamente di sette e sei anni, sono due bambini colombiani adottati dalla stessa famiglia nell'Ottobre 1992 ed iscritti in due prime elementari di un modulo orizzontale, però in classi diverse, secondo l'esplicita richiesta dei genitori.
I bambini comunicano tuttora fra loro, con le insegnanti e con i membri del gruppo dei pari, in uno spagnolo italianizzato, una specie di interlingua che porta in sè tratti di romanesco e paganichese, parlati in casa rispettivamente dalla madre e dalla famiglia del padre.
Attualmente, nell'apprendere nuovo lessico italiano, lo inseriscono nella struttura sintattica della frase spagnola, iper- generalizzano l'articolo maschile, non applicano affatto le regole di concordanza e coniugazione verbale, tuttavia nella fase strumentale di produzione scritta nella quale sono, dimostrano di seguire produttivamente l'iter curricolare nelle loro classi di appartenenza.
Inizialmente molto riservati e distaccati, si sono ora aperti totalmente alla comunicazione, assumendo spesso, nei confronti dei compagni, i quali li hanno totalmente integrati, comportamenti vivaci e violenti, poco rispettosi delle regole di convivenza della classe.
A casa è loro impartita una educazione molto autoritaria, soprattutto dal padre, che crede ancora in una famiglia a struttura patriarcale e collabora con le insegnanti per la naturalizzazione dei suoi bambini, non condividendo tuttavia l'attuale configurazione della scuola italiana.

SOGGETTO N.18
M. ha dieci anni, È una bambina di origine colombiana, ed è stata adottata da una coppia di Paganica nel 1991.
La bambina è stata scolarizzata in Italia e dimostra di essersi, al livello attuale, totalmente naturalizzata.
Infatti, a scuola, il suo rendimento in ogni area disciplinare è buono. Nello specifico della lingua italiana, comprende totalmente sia i testi sia orali che scritti, produce in italiano standard sia oralmente che per iscritto in modo strutturalmente corretto, non incontrando sostanziali difficoltà nel suo processo di apprendimento mediante la lingua italiana, segue inoltre l'insegnamento della lingua inglese con buoni risultati.
Sia a scuola che a casa, la bambina parla esclusivamente italiano, ed è forte la tendenza dei suoi genitori, condivisa anche dalle insegnanti, alla sua naturalizzazione, tenendo conto anche dell'atteggiamento psicologico di rifiuto ed allontanamento dalla esperienza del paese nativo da parte di M., la quale, ad esempio, non tollera di essere chiamata col suo nome anagrafico.
Nelle interazioni sociali nell'ambito del gruppo-classe, M. è una bambina totalmente integrata, partecipa costruttivamente ad ogni attività ed È ben armonizzata con la sua cerchia di amicizie scolastiche ed extrascolastiche.

SOGGETTO N.19
G. È una bambina di dieci anni, colombiana, adottata nel 1992 da una famiglia nella quale vive anche un fratello maggiore di analoga provenienza.
In Colombia G. aveva già studiato l'italiano nell'istituto nel quale era stata accolta e dimostra attualmente di trarre il massimo dall'insegnamento scolastico della lingua italiana.
La bambina ha una forte memoria che le permette di acquisire in modo permanente il nuovo lessico, inoltre, poiché è iscritta in seconda elementare, classe inferiore di tre anni al suo livello cognitivo ed alla sua età cronologica, ha già superato delle tappe cognitive che le consentono di intuire in modo corretto le regole morfosintattiche soggiacenti ai testi studiati, ad esempio usa il grafema /h/ in modo pressochè corretto, non ha problemi con le doppie e presenta inoltre una buona strutturazione logica del pensiero produttivo in lingua italiana; segue con ottimo profitto l'insegnamento della lingua inglese.
Bisogna mettere in rilievo che la famiglia adottiva, in concerto con le insegnanti, è fortemente intenzionata a valorizzare la cultura di provenienza della bambina; infatti, benchè a casa la bambina parli esclusivamente italiano, segue privatamente lezioni di spagnolo ed è motivata alla socializzazione in ambito scolastico delle sue radici culturali.
Notevole è pertanto la risposta da parte sia del gruppo dei pari, che delle stesse insegnanti, a questo atteggiamento di valorizzazione, apertura e condivisione di esperienze, tanto che la classe, nell'ambito di un progetto interdisciplinare che ha coinvolto l'intero team modulare, ha effettuato un lavoro di recupero di conte e filastrocche, giochi ed usanze in spagnolo e dialetto paganichese, che sono divenute un patrimonio comune dell'intero gruppo-classe.
Si potrebbe ipotizzare quindi che il successo scolastico e l'integrazione culturale di G., dipenda principalmente dall'opera di valorizzazione e sviluppo armonico della intera esperienza culturale della bambina.

SOGGETTO N.20
A. È un bambino di otto anni, nato in Brasile da madre brasiliana e padre salvadoregno.
Egli è giunto in Italia nell'estate del 1992, al seguito della madre, che viaggia molto per lavoro e che intende aprire suo figlio ad ogni tipo di esperienza culturale e linguistica e perciò collabora fattivamente con la scuola per una reale integrazione linguistica e culturale del bambino.
Attualmente, a scuola, A. parla un italiano con pronuncia fortemente interferita dallo spagnolo, e contemporaneamente, a casa, alterna l'uso dell'italiano e del brasiliano, mentre nell'arco dell'anno comunica in inglese, quando raggiunge il padre in California e russo con il nonno materno, dal quale trascorre tutte le vacanze estive.
Il bambino è stato scolarizzato in una prima classe a Boston e nel corrente anno scolastico frequenta la seconda elementare con lusinghieri risultati in ogni area formativa.
A. è molto motivato a conoscere ogni aspetto culturale ed a fare proprie le regole formali delle lingue con cui viene in contatto, per esempio è passato velocemente dalla grafia stampata americana, al corsivo e dall'uso intuitivo dei nuovi vocaboli, alla appropriatezza lessicale.
Ben integrato nel tessuto sociale del gruppo-classe, ne arricchisce le esperienze socializzando le sue conoscenze e costituendosi come modello di positiva sintesi multiculturale.

SOGGETTO N.21
N. ha dieci anni ed appartiene ad una famiglia mista, con padre italiano e madre proveniente dalle Isole Seychelles, e si è trasferita in Italia, insieme alla madre, dal 1988.
La bambina talvolta parla in italiano, che è la sua L3; infatti il suo primo contatto con una seconda lingua è stato quello con il dialetto di Preturo, paese nativo del padre, dove la bambina ha vissuto fino all'anno scorso. Il dialetto è tuttora il codice privilegiato dalla bambina nella comunicazione inter-familiare.
N. ha ormai rimosso il francese, sua lingua materna, e presenta una forma parlata che ha tutte le caratteristiche dell'italiano popolare: nelle attività scolastiche, nelle quali le è richiesta una certa correttezza formale sia nella forma scritta che in quella orale, la bambina parla e scrive un italiano fortemente connotato dai caratteri dialettali di Preturo, e trova perciò molte difficoltà a livello ortografico (alternanza [t]/[d], scempiamento delle doppie, uso non coerente del grafema "h") e mostrando povertà lessicale nell'italiano standard.
Anche con i membri del gruppo dei pari, con i quali si armonizza perfettamente, la sua parlata rimane tale, dimostrando come per lei, il modello linguistico della famiglia e del paese dove vive, è il più significativo.
L'apprendimento curricolare della lingua inglese le ha fornito un ulteriore mezzo di comunicazione, soprattutto con i compagni, e questa L4, la ha aiutata a comprendere meglio la struttura sequenziale della comunicazione, le ha dato cioè l'opportunità di creare scambi linguistici meno centrati sull'egocentrismo verbale.


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