Il Bilinguismo Precoce e L'Insegnamento della Lingua Italiana come Lingua Straniera
di Claudia Valentini
 
 

Tesi di Laurea in Lingue e Letterature Straniere
Università degli Studi dell'Aquila
AA 1992-1993

CONCLUSIONE

Il tessuto sociale dell'Aquila è attualmente caratterizzato da profonde trasformazioni che configurano una singolare condizione di complessità.
Uno degli indicatori di tale situazione è l'accentuarsi delle istanze multiculturali e plurietniche, le quali si riflettono in modo differenziato nelle diverse realtà sociali e culturali compresenti nella società aquilana.
La ricerca svolta nelle scuole del Comune dell'Aquila ha messo in luce la coesistenza sul territorio di scenari qualificati dal nascere delle disomogeneità connesse ai dislivelli economici, sociali e culturali.
Abbiamo cercato di comprendere come la dimensione sociale della valorizzazione e lo sviluppo della funzione cognitiva del linguaggio interagiscono a determinare bilinguismo precoce di taluni individui.
I fattori sociali sono principalmente responsabili delle conseguenze negative dell'esperienza bilingue, perché una armonica personalità bilingue si sviluppa dall'acquisizione della lingua seconda in un ambiente sociale favorevole. Si sono tenuti presenti i molteplici aspetti sociolinguistici del fenomeno bilinguismo precoce soprattutto nell'analisi delle problematiche concernenti l'insegnamento della lingua italiana come lingua seconda.
Si è notato, nel contesto di osservazione della nostra ricerca, che la fenomenologia dei rapporti con l'italiano lingua straniera è stata determinata dalle condizioni sociali dei singoli bilingui isolati. Vale a dire che il prevalere di una delle possibili funzioni della lingua (strumento di gioco, di autoaffermazione, di integrazione, di mimetismo, ecc.) va in generale ricondotto e spiegato sullo sfondo dei dati sociali. O meglio: sono questi ad operare il primo condizionamento, mentre l'acquisizione della lingua italiana può diventare un fattore importante ed influire poi a sua volta sul comportamento sociale degli alunni in ambito scolastico e nella più ampia compagine sociale.
Infatti sul piano sociale e psicologico, capire la lingua degli altri vuol dire che si è in grado di avvertirne i sentimenti, di sentirne il rispetto come persone umane, di accettarne la coesistenza, di apprezzarne gli aspetti positivi, di tollerarne i difetti, di proporre scambi di collaborazione; sul piano più propriamente intellettivo, significa penetrare altre forme di pensiero, allargare l'orizzonte per una visione del mondo più profonda e consapevole, maturare il senso critico verso la realtà circostante, contribuire a costruire un mondo migliore per sé e per gli altri.
Il modo in cui ogni bambino percepisce sé stesso nella sua situazione sociale ed educativa costituisce una condizione essenziale per la sua maturazione e crescita personale. Sembra chiaro che, chi possiede l'abilità di parlare una o più lingue, è in grado di capire culture, modi di pensare, e forme di vita sociale diverse dalla propria. Questo crea le condizioni ideali per comprendere meglio cosa accade nel mondo e come far fronte, con strumenti ed atteggiamenti adeguati, ai problemi posti da società complesse come la nostra: cogliere la propria identità culturale ed i valori propri della comunità di appartenenza, non è in forma esclusiva ed etnocentrica, ma in vista della comprensione di comunità e di culture diversa della propria. Ogni sistema linguistico rappresenta infatti un modo di interpretare la realtà, di vivere i rapporti sociali e di esprimere idee, sentimenti ed abitudini individuali e collettive.Dai bambini stessi la lingua è sempre stata avvertita - date le quotidiane esperienze scolastiche - come un fenomeno di grande importanza. Così per esempio la presa di coscienza dell'impatto con la nuova realtà del paese di accoglimento può avvenire proprio attraverso la prima percezione dei suoni della lingua straniera. Oppure le difficoltà d'ambientamento vengono messe in rapporto con l'incomprensione della lingua locale.
Inoltre si è sfiorato il campo della forte conflittualità psicologica fra progetti educativi e mondo dell'identificazione affettiva alle cui dinamiche intrapsichiche la lingua è fortemente ancorata. Tutto ciò premesso, sul piano più strettamente didattico che linguistico, è apparso fondamentale elaborare un modello di intervento guidato in grado di inserirsi armonicamente nella struttura in fermento della nuova scuola italiana. Si è pertanto cercato di sondare l'ipotesi di una didattica fondata sulla specificità dell'acquisizione dell'italiano come lingua seconda, considerando tutti i diversi aspetti di tale specificità, non ultimo quello della complessa integrazione con il vissuto linguistico e culturale pregresso.
Si è parlato non solo dei bisogni comunicativi e delle motivazioni ad apprendere la lingua italiana, ma anche del contesto socio-culturale originario dei migranti e del loro vissuto nella società ospite, quella aquilana.La scuola, in tale quadro, si è impegnata a svolgere un ruolo di attiva presenza per la piena affermazione del significato e del valore della personalità in fieri di ogni alunno, secondo i principi di uguaglianza, libertà e solidarietà.
Grazie al confronto tra le lingue-culture a contatto, tutti gli allievi dovrebbero giungere ad impossessarsi di adeguati strumenti per individuare i valori e disvalori della propria ed altrui culture, per tutelare ed arricchire la propria identità nel rispetto delle diversità, per dialogare e collaborare con altri individui e con altri gruppi.Inoltre ogni apprendimento di nuovi contenuti culturali porta facilmente con sé un mutamento della distribuzione delle funzioni linguistiche all'interno del repertorio verbale dell'intera comunità scolastica, con un conseguente aumento dell'uso di varietà funzionali dell'italiano standard negli alunni stranieri e un incremento della funzione metalinguistica nell'intera popolazione degli alunni coinvolti.
Il bi-plurilinguismo, visto in quest'ottica di educazione linguistica bilingue, per tutti gli alunni, non solo per gli stranieri che, per contingenti motivi si vengono a trovare sul territorio, diviene il risvolto di un bi-pluriculturalismo, significa perciò coscienza e conoscenza attiva di altri modi di concepire e organizzare l'esistenza individuale e sociale, nonché possesso di un patrimonio di comportamenti, atteggiamenti e prodotti culturali che lo studio della lingua-civiltà ha reso accessibili.
Uno studio integrato della lingua materna e della lingua straniera-italiano, diviene il miglior antidoto contro ogni forma di colonialismo linguistico e culturale.Le scuole del Comune dell'Aquila, si sono dimostrate, nel loro complesso, aperte alla promozione di un'autentica coscienza e cultura multietnica.
Da quanto emerge dai risultati della nostra ricerca, l'insegnamento della lingua italiana come lingua straniera impartito ai bilingui presenti sul territorio si svolge positivamente in un ambiente in cui si respira una condivisa e sistematica apertura alle radici culturali e alle diversità linguistiche, ai problemi, alle speranze di ogni alunno straniero. Lo sviluppo delle capacità linguistiche (abilità di verbalizzazione, abilità di comprensione nei due momenti dello scritto e del parlato, sia quantitative che qualitative) è poi condizionato almeno in qualche misura dall'ambiente micro-sociologico di provenienza (famiglia, relazioni amicali, ecc.), che interagisce in numerosi quadri di intersezione con l'ambiente scolastico, con la fruizione di mezzi di comunicazione di massa,con le motivazioni socioculturali date dall' eredità culturale, ecc.
I bambini bilingui precoci oggetto della nostra ricerca, pervenuti in vario modo nella società ospite aquilana, hanno in generale teso ad abbandonare la varietà linguistica nativa, relegandone l'uso a situazioni familiari e talvolta all'interno di gruppi di coetanei ed a passare all'italofonia ed a una certa conoscenza del dialetto aquilano o comunque dell'abito territoriale di vita. Specificando, per questi bambini, l'italiano verso cui convergere non è stato un italiano caratterizzato da influssi propri della lingua di provenienza-appartenenza, bensì l'italiano regionale connotato dai tratti dialettali di L'Aquila. L'adozione dell'italiano è stata sentita dalle famiglie come promozione sociale verso un modello di società a cui si tende ed i cui abiti e valori sono in qualche modo ritenuti superiori agli abiti e valori della società nativa. La presenza nella scuola di bambini stranieri, è fonte di una preziosa dinamica di rapporti e di interazioni che, a sua volta, potrebbe essere occasione di maturazione per tutti, dalla quale si potrebbe imparare a considerare ed a vivere la diversità linguistica e culturale come una dimensione esistenziale e non come una caratteristica emarginante. Nelle classi che hanno la fortuna di ospitare bambini stranieri, si impara a convivere pacificamente, a valorizzare le proprie identità etniche e linguistiche, ad acquisire progressivamente il sentimento e le ragioni di una appartenenza più ampia, a porsi in proficuo interscambio con le componenti di una nuova rete di relazioni sociali.


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