|
Tesi di Laurea in Lingue e Letterature
Straniere
Università degli Studi dell'Aquila
AA 1992-1993
  
LA DIMENSIONE SOCIOLINGUISTICA
DEL BILINGUISMO PRECOCE
L'influenza sociale sulla lingua del bilingue precoce:
la famiglia, il gruppo dei pari, la scuola
  
La lingua
è trasmessa ed acquisita attraverso interazioni sociali con interlocutori
diversi ed in differenti contesti. (16)
Problemi riguardanti l'acquisizione della seconda lingua, che interessano
la ricerca sociolinguistica, sono l'ampiezza e l'intensità in cui la lingua
materna viene appresa in famiglia, il livello di acquisizione della seconda
lingua nella comunicazione nei gruppi di amici, l'influsso che hanno sulla
formazione della competenza linguistica, sia in lingua materna che in
lingua straniera, le istituzioni scolastiche, le interrelazioni di questi
poli comunicativi ed i reciproci influssi nella costituzione della competenza
linguistica del bilingue. (17)
Fishman ha ipotizzato, per l'analisi del bilinguismo, cinque sfere del
comportamento sociale: famiglia, amicizia, religione, istruzione ed occupazione,
che, nel caso dei bilingui precoci, potrebbero essere ridotte a tre domini:
la famiglia, il gruppo dei coetanei (peer group) e scuola.
Infatti, il bambino, condividendo la sua rappresentazione sociale del
linguaggio con i membri della sua comunità, intesserà relazioni comunicative
più specifiche, con i membri della sua ristretta compagine sociale. (18)
Saranno questi membri che, riflettendo in sé i valori sociali della lingua,
li trasmetteranno al bambino. (19)
Labov ipotizza che "...i bambini imparino il linguaggio prima di tutto
dai genitori o da persone che abbiano un ruolo analogo", afferma però
che "...il risultato finale dell'apprendimento linguistico non è necessariamente
modellato sulla lingua dei genitori, ma piuttosto sulla forma delle regole
dominanti dei gruppi sociali in cui essi interagiscono liberamente".
Ad un'età abbastanza precoce i bambini iniziano a rimodellare la norma
linguistica offerta dai genitori entro quello del gruppo dei coetanei.
All'età di cinque o sei anni ogni differenza tra il sistema linguistico
dei genitori e quello dei compagni sarà normalmente deciso a favore dei
compagni. (20)
Il momento di transizione dai genitori al gruppo dei pari è stato poi
fissato ad età molto variabili da altri studiosi, ed è stato inoltre affermato
che per alcuni bambini ciò non accade affatto. (21)
Si potrebbe quindi inferire che il bilingue costruisce il modello pluridimensionale
del suo linguaggio, condividendo numerosi altri modelli, attivando alcuni
stili linguistici in funzione della categoria alla quale appartengono
i suoi interlocutori. (22)
Ciò dimostrerebbe che già in età precoce, i bilingui siano coscienti di
diverse forme di linguaggio e delle differenze sociali fra esse; già nelle
prime produzioni il bambino riuscirebbe in modo abbastanza efficiente
a tenere distinte le due lingue nel parlare. (23)
Francescato, studiando le famiglie dei suoi "bilingui isolati", pone la
distinzione tra famiglie bilingui e famiglie monolingui, stabilendo che
"lo sviluppo linguistico del soggetto sarà dominato essenzialmente
dai limiti linguistico-culturali che la famiglia è capace di attingere".
(24)
La situazione delle famiglie bilingui porta ad una necessaria scelta per
il monolinguismo nella lingua di uno dei due genitori. (25)
Mentre per i bilingui isolati appartenenti a famiglie monolingui la scelta
e di conseguenza il grado di bilinguismo dipenderà dalle variabili determinate
dalla pressione ambientale sul modello inguistico familiare di partenza.
(26)
Si consideri che i bambini acquisiscono una tacita conoscenza dei principi
di ordine sociale e di sistemi di conoscenza, attraverso l'esposizione
e la partecipazione ad interazioni sociali, sempre più ampie e differenziate,
mediate linguisticamente. L'attività linguistica di comunicazione con
i coetanei, implica talvolta l'uso di forme usate solamente dai bambini,
le quali possono essere anche molto più semplificate morfosintatticamente
e nel lessico di quelle usate dagli adulti, ma che tuttavia convogliano
tutta una serie di profondi significati culturali, dai quali scaturirà
in seguito la lingua adulta.
I bambini infatti usano tra loro tutta una gamma di testi orali: filastrocche,
poesie, canzoni, ecc., che verranno poi completamente dimenticate, e che,
a meno che non siano insegnanti, gli adulti non usano mai. Tuttavia questo
linguaggio condiviso, immediato e fortemente legato al mondo della fantasia,
è un positivo campo di interazione linguistica anche per i bambini bilingui
precoci.
Giova inoltre tener presente che, nel gioco con altri bambini e facendo
amicizia, il bilingue impara altri modi di esprimersi e varie nuove routines
comunicative, seguendo tacitamente le regole linguistiche della comunità
di cui in tal modo viene a far parte. La transizione da casa a scuola,
trasporta il bilingue in una più ampia sfera di attività sociale ed implica
l'apprendimento di nuovo stili di lingua orale e scritta, che sono usati
in nuovi compiti comunicativi ed in una nuova varietà di funzioni. (27)
Si consideri che nel passaggio tra linguaggio socializzato intra-familiare,
a quello scolastico, cambia quasi totalmente la relazione tra lingua e
contesto: la maggior parte delle situazioni comunicative del contesto
familiare e delle attività di gioco tra bambini, sono caratterizzate dall'essere
riferite a funzioni pratiche, che spesso sono iniziate dal bambino. La
scuola, invece, è spesso un ambiente linguistico strutturato a misura
di adulto: gli usi comunicativi sono iniziati e centrati sull'attività
linguistica dell'insegnante, ancora, i significati trasmessi sono spesso
astratti e sconosciuti al bambino. (28)
Inoltre la distribuzione delle possibilità di parlare, chiedere informazioni,
presentare argomentazioni, è spesso asimmetrica: è infatti l'insegnante
che decide chi debba essere a parlare, e sceglie anche quali siano gli
interventi pertinenti, cioè rispettosi delle implicite, nuove regole comunicative:
appropriatezza, focus sull'argomento, brevità e correttezza formale. (29)
Frequentemente la comunicazione è pilotata dall'insegnante, il quale propone
domande costruite in modo da avere una risposta specifica ed univoca,
sempre pertinente all'argomento.
"The school, for instance, in most literate societies, checks people's
freedom of speech behavior and acts as a deterrent to the 'free' development
of language. In the unilingual situation it helps to mantain a conservative,
standardized language; in the bilingual situation it supports, in addition,
the norms of the language against unchecked borrowings."(30)
Prima di entrare in un contesto comunicativo scolastico, i bambini sono
generalmente esposti a modelli di linguaggio non pianificati, spontanei,
propri della comunicazione interpersonale immediata; il linguaggio usato
a scuola non è tale: nelle attività didattiche si deve tener conto dell'articolazione
linguistica della produzione, orale e scritta, della relazione logica
tra referente e proposizioni, ma anche iniziare a crearsi una certa consapevolezza
metalinguistica, dovuta alla scoperta del linguaggio come oggetto di studio,
come attività dominabile e criticabile in base a determinate regole che
vanno comunque apprese. (31)
Già a sei anni, infatti, i bambini possono essere coscienti che la relazione
linguistica con gli insegnanti è basata il più delle volte su dialoghi
domanda-risposta, centrati su argomenti spesso de-contestualizzati ed
informazioni fortemente strutturate sul piano del contenuto. (32)
La scuola ha una potentissima influenza sulla formazione linguistica dei
bambini, poiché crea un contesto, sia pur esso artificiale, nel quale
si sviluppano nuovi usi della lingua. (33)
Nella scuola il bambino è educato a condividere lo stile di discorso dell'insegnante,
il quale gioca costantemente un ruolo fondamentale nello strutturare il
discorso del bambino, sia come modello a cui implicitamente conformarsi,
che come agevolatore dell'uso di talune varietà linguistiche più che altre,
ed infine come stimolatore alla correttezza e pregnanza morfosintattica
e lessicale. (34)
Per quanto concerne più strettamente gli aspetti legati all'influenza
della scuola sul comportamento linguistico dei bilingui precoci, pur tenendo
conto degli assunti generali fin qui stabiliti, bisogna anzitutto chiarire
che non si può proporre una semplice ed univoca descrizione dei fenomeni
in atto, poiché ogni situazione deve essere osservata in funzione delle
numerose variabili sociostrutturali, sociopsicologiche e socioculturali
interagenti nel pluridimensionale campo dell'educazione bilingue.(35)
L'uso in contesto scolastico della lingua nazionale, lingua straniera/seconda
per il bilingue precoce, spesso viene imposto a membri di minoranze linguistiche
o sociali in tutto il mondo. Ciò avviene, talvolta perché i programmi
di studio non sono tali, da riconoscere il diritto di ognuno ad essere
educato nella propria madrelingua, talvolta la comunità linguistica ospite
è troppo ristretta per giustificare tali interventi educativi, ovvero
il costo di pianificazione e realizzazione di curricoli linguistici, comprendenti
il relativo materiale strutturato ed il personale docente formato nell'insegnamento
della lingua madre di ogni possibile soggetto bilingue precoce, sembra
essere troppo alto.(36)
Questi sono problemi educazionali di base, che però devono tener conto
del fatto che ogni alunno è co-autore del proprio processo formativo:
l'esprimersi nella propria lingua di appartenenza, è un modo di costruire
la propria identità; (37)
esprimersi nella lingua del paese ospitante, è uno dei modi, quello privilegiato
dall'istituzione scolastica, di relazionarsi agli altri, spesso è anche
esteso ad ogni contesto comunicativo e, quindi, è l'altra dimensione della
stessa costruzione di sé. Il possesso totale della lingua di origine,
(38)
e della seconda lingua, diviene preliminare ad ogni possibile sviluppo
intellettivo, cognitivo e sociale. (39)
Se il processo di alfabetizzazione in lingua italiana partisse dalla valorizzazione
in ambito scolastico della lingua madre del bambino, (40)
si potenzierebbero innanzitutto le capacità espressive nella loro globalità,
(41)
e, contemporaneamente si creerebbero positivi influssi sulla competenza
linguistica in seconda lingua. (42)
In conclusione, l'avere considerato la scuola come catalizzatore delle
influenze linguistiche sulla competenza comunicativa del bilingue precoce,
implica l'accettazione della tendenza all'acquisizione di un bilinguismo
funzionale per ogni bambino non nativo. Tenendo conto di ogni possibile
variabile di tipo socio-culturale, bisogna tendere alla creazione di programmi
di educazione linguistica, che, accanto all'insegnamento del'italiano
come lingua straniera, comprendano anche l'insegnamento della lingua materna,
al fine di potenziare negli alunni una consapevolezza linguistica globale,
la qual è intrinsecamente legata al concetto di alfabetizzazione culturale,
fine ultimo della scuola elementare italiana. (43)
Tutte
le grafiche, i testi, i contenuti multimediali
© Claudia Valentini 1997-2003
|