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Tesi di Laurea in Lingue e Letterature
Straniere
Università degli Studi dell'Aquila
AA 1992-1993
  
L'INSEGNAMENTO DELLA LINGUA ITALIANA
COME LINGUA STRANIERA NEL PRIMO GRADO
DELLA SCUOLA DELL'OBBLIGO
Aspetti glottodidattici
I programmi didattici per la scuola primaria
  
I programmi
ministeriali del 1985 stabiliscono in modo chiaro e pressoché univoco
le linee di tendenza nell'insegnamento della lingua italiana e degli altri
sistemi simbolico-culturali.
Le istanze create dall'entrata nel 1957 dell'Italia nella Comunità Economica
Europea si connettono alle urgenze formative tese a creare intorno all'alunno,
adeguati curricoli formativi, per quel che concerne il primo grado della
scuola dell'obbligo, basandosi sulle esperienze in atto a livello di studi
linguistici, psicolinguistici, sociolinguistici, pedagogici.
L'area linguistica, nel testo dei programmi didattici per la scuola primaria
non viene ad essere considerata come la sola area comunicativa che crei
strumenti simbolici per la conoscenza e comprensione della cultura.
Si è pervenuti ad una visione globale dell'educazione linguistica, poiché
in essa trovano il loro terreno di confluenza la lingua materna, la lingua
straniera e tutti i linguaggi non verbali, in un'ottica di educazione
alla competenza comunicativa. (59)
Le linee programmatiche non mancano però di riconoscere che la cultura
umana ha carattere prettamente linguistico, perciò l'area formativa dell'educazione
linguistica viene, pur nelle sue molteplici ed interagenti variabili,
ad assumere nuovamente un ruolo centrale nell'educazione degli alunni.
(60)
Uno dei compiti che oggi la glottodidattica deve porsi, mediante apposite
ricerche e sperimentazioni, è la determinazione di un modello educativo
mirato, sul quale si possa fare affidamento nell'impostare curricoli linguistici
per alunni non madrelingua italiani.
Bisogna cioè approntare progetti educativi dettagliati soprattutto sotto
il profilo linguistico nozionale-funzionale integrato, i quali tengano
inoltre conto che, nella pratica didattica quotidiana si devono rispettare
le innumerevoli variabili legate alle differenti situazioni di partenza.
Seguendo il programma ministeriale nella sua scansione per aree disciplinari,
si potrebbe ipotizzare di utilizzare le sue direttive, desunte dai capitoli
relativi all'insegnamento della lingua italiana e della lingua straniera,
e sintetizzarle in un'ottica di educazione globale, per poter formulare
in breve tempo modelli teorici di riferimento per quel che concerne l'insegnamento
della lingua italiana come lingua straniera.
Il presupposto di una simile operazione è prima di tutto la definizione
teorica della relazione tra didattica della lingua nazionale e della lingua
straniera, relazione da configurare mediante un percorso didattico non
parallelo, ma integrato, sia in relazione agli apprendimenti generali,
identici nelle due lingue, sia in relazione all'apprendimento delle differenze
linguistiche.
In generale, per l'area linguistica, le finalità stabilite dai Programmi
si possono ricondurre allo sviluppo dei processi mentali che organizzano
in varie forme i dati dell'esperienza, all'arricchimento dello sviluppo
intellettivo con operazioni mentali di vario tipo, all'acquisizione delle
capacità di relazionarsi correttamente con sé stessi e con interlocutori
diversi, di dominio del codice scritto e di riflessione linguistica sulle
strutture apprese.
Più specificatamente, i programmi ministeriali delle elementari assegnano
alla lingua straniera il compito di:
a) arricchire lo sviluppo mentale del bambino mediante un nuovo strumento
di pensiero;
b) consentire a questo la comunicazione con altri popoli per portare il
bambino a comprendere mentalità, costumi e mondi diversi dal proprio;
c) essere veicolo di esperienza affettiva ed espressione di sentimenti
e stati d'animo;
d) possibilità di manipolazione di un potente oggetto culturale.
Si mettono in rilievo quindi due valenze principali, quella formativa,
nella duplice dimensione dello sviluppo cognitivo e della comprensione
interculturale, e quella strumentale.
Se per quanto riguarda la lingua straniera , il cui insegnamento viene
impartito agli alunni italiani in conformità con le direttive dei programmi
e nelle modalità stabilite dal decreto di applicazione dell'art. 10 della
legge di riforma della scuola elementare, (61)
i Programmi stabiliscono obiettivi minimi , dovuti anche alla accessorietà
dell'insegnamento di una seconda lingua in contesto scolastico (62),
riguardo la lingua italiana, sono stabiliti traguardi essenziali, prescrittivi
per tutti gli alunni, che coprono un ampio spettro di competenze linguistiche,
che vanno dalla centralità della forma orale (63),
al dominio di quella scritta (64)
ed alla capacità di decodificare, leggendolo, un testo (65)
Nei confronti degli alunni madrelingua italiani si progetta un insegnamento
che integri e esalti come modello linguistico-culturale, il dialetto proprio
dell'ambiente sociale del bambino;(66)
si potrebbe ipotizzare quindi anche riguardo agli alunni stranieri, un
simile atteggiamento di recupero delle radici linguistiche e culturali,
muovere da esse 'differenziando le metodologie e gli strumenti in rapporto
alle esigenze individuali di apprendimento' (67)
al fine di acquisire una sempre più raffinata competenza linguistica in
lingua italiana. La lingua orale è definita dai nuovi programmi della
scuola elementare prioritaria e decisiva per lo sviluppo dell'attività
generale linguistica dell'alunno. (68)
Le competenze da sviluppare nell'intero corso elementare sono varie e
riguardano i seguenti livelli dell'oralità:
-conversazionale/argomentativo: sapersi inserire in modo opportuno nelle
situazioni comunicative più frequenti e, con gradualità, rendersi conto
dei punti di vista diversi;
-testuale: produrre testi di vario genere;
-linguistico: prestare attenzione alle corrispondenze lessicali tra i
diversi sistemi linguistici allo scopo di evitare interferenze inconsce
tra di essi; individuare le diversità tra le pronunce, quella della lingua
materna e la pronuncia dell'italiano cosiddetto standard, che rappresenta
anche la base per una corretta esecuzione scritta.
Nella lingua orale, l'insegnante risulta un modello significativo e come
tale dovrebbe essere un valido attivatore del dialogo con e fra i bambini,
organizzare un clima favorevole alla vita di relazione ed allo scambio
verbale, intenzionalmente introdurre e rinforzare il lessico nuovo, che
entra prima nella competenza passiva e poi in quella attiva, variare le
situazioni per l'acquisizione dei vari registri e sottocodici.
Per quanto concerne la lingua scritta il metodo vincente indicato dalle
indicazioni didattiche è quello basato sul lavoro preventivo sulla lingua
parlata, sulla percezione e segmentazione del continuum fonico, momento
strumentale di acquisizione ed uso dei fonemi, riappropriazione del significato
dell'atto di scrivere come comunicazione mediata nello spazio e nel tempo.
Concepire la lingua come strumento per comunicare, non significa tuttavia
non tenere conto di come essa, in quanto modo diverso di organizzare il
reale, possa contribuire allo sviluppo di una più ricca ed articolata
riflessione sulla lingua materna, sui rapporti tra pensiero e linguaggio,
sui legami tra lingua e cultura-civiltà (in ambito locale, nazionale ed
internazionale).
In pratica bisogna favorire le attività di manipolazione della lingua,
di riflessione sulle sue forme, sul significato dei termini, sulle regole,
sfruttando l'innato interesse dei bambini per gli oggetti naturali, applicare
queste curiosità alle parole ed a tutto il loro background culturale e
semantico.
Quel che viene consigliato per gli alunni italiani, in merito alla ricerca
di una forma il più possibile corretta e riguardo la riflessione linguistica,
si adatta pienamente alla situazione degli alunni non madrelingua italiani.
Infatti, il favorire le occasioni di comunicazione, l'indicazione di lasciar
scorrere il discorso ed in seguito, verificatisi errori, correggere, prevenire
gli errori ortografici mediante l'educazione all'ascolto, sono prerequisiti
indispensabili per un corretto uso dello strumento-lingua, anche in situazione
di acquisizione di una lingua straniera.
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© Claudia Valentini 1997-2003
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