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LA VERITÀ SULLE PLURICLASSI di Claudia Valentini |
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A dispetto del titolo, questo articolo
non pretende di esaurire un argomento che a tutt’oggi risulta un problema
aperto delle scuole di montagna o di zone disagiate del nostro territorio.
Per questioni contingenti sia alla particolare conformazione di alcune zone montane, che per il fenomeno della denatalità, anche oggi, come in passato, esistono classi di piccole scuole che vedono raggruppati, secondo il solo criterio economico del numero, bambini di diverse fasce d’età: le pluriclassi. Per quel che concerne l’offerta del servizio scolastico questo sembra creare enormi problemi di organizzazione e di conduzione delle attività didattiche. Partendo dal presupposto che ogni classe ha il suo programma, una pluriclasse richiederebbe una articolata gestione dei tempi con notevoli difficoltà per gli insegnanti ed una considerevole riduzione degli spazi di protagonismo degli allievi in ogni singola lezione. Sembrerebbe che i problemi posti da una pluriclasse siano molto onerosi e certo in questo modo gli interventi didattici degli insegnanti sarebbero destinati a fallire, a tutto detrimento dei bambini che vivrebbero poco produttivamente lo spazio cultuale offerto dalla scuola. E’ opportuno quindi frequentare una scuola che non abbia pluriclassi e che possa perciò assicurare un diritto allo studio più puntuale, poiché ogni classe avrebbe il suo tempo per il suo curricolo? Un ragionamento del genere funziona solo se viene abbinato ad una visione stereotipata della scuola che segue lo schema della lezione scolastica e cioè spiegazione-studio-interrogazione, ed a una concezione inadeguata dei diritti degli alunni. Le cose, secondo me, non si risolverebbero in questo modo. E non intendo qui parlare della profonda deprivazione che porta la scomparsa della scuola in una società. Per rendere il quadro un po’ più completo bisogna anche dire che il mondo in cui vivono i bambini ed, in prospettiva, quello in cui vivranno da adulti, è ben diverso da quello per il quale la scuola "classica" preparava. Personalmente sono un po’ di anni che ho iniziato a studiare i fenomeni connessi con le pluriclassi ed a correggere il mio stile di insegnamento per adattarlo a quelle che sono, da un lato le acquisizioni della più avanzata ricerca didattica, e dall’altro la realtà dei bambini di oggi. Il bambino deve essere sempre posto al centro della didattica, come è al centro del mondo, quel mondo che deve scoprire e conoscere anche grazie agli strumenti che noi adulti gli forniamo. Il linguaggio verbale e tutti gli altri linguaggi (iconico, simbolico, sonoro, visivo,...) sono i principali strumenti che noi possiamo dar loro, favorendo lo sviluppo armonico delle abilità e delle competenze operative nei diversi ambiti disciplinari (area linguistica, area antropologica e area scientifica). Questo è vero per ogni disciplina che concorre alla prima alfabetizzazione culturale, fine ultimo della scuola elementare E’ necessario a questo punto ribadire che le finalità della scuola Elementare sono indicate dai programmi Ministeriali d’Insegnamento (Legge n. 104/85) ed esse sono obbligatorie per tutti gli alunni. Gli insegnanti, dal canto loro, possono scegliere il loro metodo di insegnamento per adattare la propria attività alle necessità effettive degli alunni e per creare percorsi di apprendimento che i bambini possano seguire ognuno secondo i propri tempi e le proprie modalità, in modo individualizzato, cioè il più possibile nel rispetto delle potenzialità e delle diversità di ognuno. E qui ritorno al "problema pluriclasse". Ciò che rende difficoltosa la pluriclasse non è quindi l’età, bensì il marcato dislivello in diverse capacità e diverse abilità, nonché nelle energie che ognuno dei bambini è in grado di spendere nel quotidiano impegno scolastico. Ogni bambino si presenta come un insieme armonico di dimensioni esistenziali, cognitive, emotive, ed il tutto in un fluttuante punto dello sviluppo e della crescita. Tutto ciò è tremendamente complesso e certamente ha ben poco a che fare con la momentanea casualità di trovarsi in una pluriclasse o in una classe. Paradossalmente tutte le classi potrebbero essere considerate pluriclassi, a seconda dell’aspetto che si va a prendere come criterio di raggruppamento. Se ogni bambino è uno speciale individuo diverso da ogni altro per quel suo particolare cocktail di eredità culturale, patrimonio genetico, esperienze di cui è portatore, sta ad ogni insegnante creare un ambiente di apprendimento che rispetti e stimoli questa singolare personalità in divenire. Oggi pertanto è ancor più necessario lavorare distaccandosi dalla mera trasmissione di nozioni e dallo schema spiegazione-studio-interrogazione, per favorire metodi più consoni quali ad esempio il metodo della linguistica testuale, il metodo della ricerca, il metodo storiografico, tutte metodologie basate sulle più aggiornate ricerche di psicologia dell’età evolutiva e dei più disparati campi del sapere umano, che mirano allo sviluppo armonico delle abilità, piuttosto che alla trasmissione di un sapere preconfezionato. La scoperta, il gioco, la discussione, l’ascolto, la manualità, la riflessione, rendono produttivo il tempo passato a scuola perché i bambini imparano ad essere partecipi e protagonisti del loro apprendimento, imparano ad imparare. Proprio la pluriclasse in tal caso è una garanzia di efficacia perché, istituzionalmente, è un gruppo di alunni molto limitato nel numero e pertanto ha nel suo interno tutti i presupposti per favorire al massimo l’individualizzazione dei processi di insegnamento-apprendimento. Questo certo non può succedere in classi più numerose perché lì veramente il tempo deve essere ripartito per il numero degli alunni, perché la presunta omogeneità data dalla "classe" si rivela una mistura esplosiva di individualità strette in angusti spazi scolastici, perché le energie spese nella gestione del grande numero di alunni sottraggono vitalità ai momenti di confronto e di crescita comune. Per me la verità sulle pluriclassi è che, laddove sono necessarie, ebbene siano. E non siano una scusante per dimostrare problemi didattici che dipendono da ben altre cause. Se insegnanti e genitori collaborassero realmente nell’educazione dei bambini, se ognuno di essi rispettasse i diritti e riconoscesse i doveri dell’altro, se gli enti locali fornissero strutture e servizi adeguati alla crescita dei propri cittadini, se l’organizzazione scolastica fosse capace di gestire un servizio scolastico efficiente ed efficace, se iniziassimo a guardarci intorno ed a scoprire il mondo in cui viviamo senza pregiudizi e senza illusioni, anche la scuola potrebbe finalmente riappropriarsi del suo posto nella società. | INTERCULTURA | PLURICLASSI | STORIA DEL 900 | TECNOLOGIE | |
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